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Semprevento, il suo viaggio (di Semprevento)

Il giorno più bello

Sono le 5 del mattino, mi sveglio e non riesco più a dormire.
Sara è accanto a me, Lei è così semplicemente bella quando dorme.
La sera si sentì poco bene, ci ritirammo in cabina piuttosto presto.
Riuscì ad addormentarsi per fortuna.
Io mi rigirai nel letto diverse volte… e seppure avessi dormito poche ore, il sonno cessò presto.
Mi alzai silenziosa e decisi di uscire.
Il silenzio imperava. Presi la mia felpa, la Carmen
e le sigarette…
Il caffè lo avrebbero offerto dalle sei in poi…
Sgattaiolai per le scale… salendo dall’ottavo all’undicesimo piano.
Quello che mi apparve fu uno spettacolo indimenticabile.
La nave dormiva, solo gli addetti ai lavori con il viso fresco e sorridente mi accolsero.
L’aria era fresca ma non era freddo, che strano, pensai.
Il sole saliva pian piano tiepido e bello.
In quel momento, guardando a sinistra mi accorsi che eravamo arrivati in Sicilia.
La costa immersa nell’umidità rendeva tutto incantevole.
Respirai a lungo quell’aria diversa.
Pensai mille volte alla meraviglia che si parava davanti a me.
Le isole hanno un fascino tutto loro.
Mangiai quel fascino con tutta la calma possibile.
Accesi la mia sigaretta mattutina.
E pensai a Me.
Ai miei sogni, ai miei amori, ai miei ricordi più belli e intensi.
Il mare scorreva con calma, rispecchiando quel momento assoluto.
Era meraviglioso quel ponte deserto,la piscina turchese, i lettini tutti in fila.
Le sedie in ordine e vuote.
Tutti dormivano ed io potevo sognare indisturbata.
Ho immaginato l’incontro con una mia cara amica.
Ho pensato a come sarebbe stato bello , finalmente abbracciarla e chiamarla Geniaccia in diretta.
Ho pensato ad un sacco di cose…
Alle sei il caffè era pronto.
Scendo dal ponte e mi siedo in modo da vedere quel bel panorama
e riprendere i miei pensieri.
Un caffè e latte non troppo buono, ma mescolato con la solitudine di quel momento era perfetto.
La costa continuava ad allungarsi e a dipingersi di chiaro.
Qualche peschereccio, rallegrando quel mare piatto e blu intenso, scivolava piano piano fino a sparire.
L’aria aveva un profumo così buono.
Mi son riempita la mente, il cuore e l’anima.
Ho ricordato di quando avrei voluto sposare un pescatore per poterlo aspettare la sera a casa, guardando dalla finestra il mare.
Ho ricordato che avevo conosciuto un uomo di Palermo…ma non era pescatore, allora l’ho scartato subito. Ho riso tra me e me…chissà che fine ha fatto!
Poi ho lasciato che la mente andasse di nuovo lì, al mare…
all’aria fresca, al silenzio, al quieto scivolare sulla scia dei desideri che lo scafo lascia sull’acqua.
Mi è sempre sembrata una treccia dipinta con grazia.
Man mano che ti arrampichi, sparisce lasciando tutti i tuoi ricordi immersi in un momento Perfetto.
Qualcuno passava e mi guardava.
Chissà quale espressione aveva il mio viso…
felice ed estasiata da tanto immenso Mare.
Ero lì, in compagnia di me stessa, circondata dal mio mondo, coccolata e viziata, il miglior compleanno di tutta la mia vita durato una settimana.
Resterà nel tempo…
Con una punta di nostalgia, inevitabile, ho frugato nei miei più nascosti meandri…e dallo scrigno è uscita un’anima agitata.
Ho cercato di rimetterla al suo posto.
Quel momento doveva essere solo mio.
E in effetti lo è stato… e fosse mancato qualcosa avrebbe assunto un tono imperfetto.
Allora mi sono arresa ed ho percorso nuotando quello che è stato e che non sarà più.
Mi sono alzata sentendomi leggera e ferita.
Strana sensazione.
Ho guardato l’ora…erano le sette.
Un altro giro al bar, un altro caffè e latte.
La nave stava svegliandosi…i mattinieri stranamente son tutti di una certa età, passeggiano veloce, fanno ginnastica e occupano i lettini in prima fila.
Li guardo e mi fanno tenerezza, hanno sempre fretta…
per andar dove non l’ho mai capito.
Il mio tempo giungeva al termine.
Che bella mattina , unicamente MIA.
Ancora uno sguardo all’universo.
Ancora un ascolto a quella visione.
Una prigione azzurra, un miraggio,
un sogno, un uragano di emozioni e di musica.
Richiudo lo scrigno accuratamente.
Ci rimetto tutto nel suo ordine preciso.
Gli anni sono scorsi in poche ore, perfette per me…il tempo necessario per capire oltre il comprensibile.
Ed ho capito. E’ importante non dimenticare niente di ciò che ho vissuto.
Che sarei senza di me?
La mia parte migliore l’ho lasciata lì, su quel ponte deserto, ancorata alla treccia che stava svanendo…
Ho ripercorso adesso quello che percorsi sul mare.
Non mi lascerà MAI.
Sono le otto e trenta.
Rientro nel mio ruolo.
Sara dorme ancora, io mi sdraio accanto a lei.
Sorrido e l’abbraccio.

“Buongiorno AMORE MIO”
Dove sei stata mamma?

Sono andata a fotografare la vita”.

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