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Articoli con tag ‘Raffaella Frullone’

Forza e onore (di Raffaella Frullone)

Ercole uccide l'idra

Forza e onore

di Raffaella Frullone 

Per fortuna c’è sempre qualcuno che ci spiega la cosa giusta, da fare, da dire, da sapere, e ogni giorno, aguzzando la vista, ce ne è una nuova.

Pare che l’uomo quando diventa padre, perda parte della sua mascolinità, si ammorbidisca e  diventi incredibilmente accogliente per accudire il cucciolo appena nato. La tesi è contenuta nelle pagine del Proceedings of the National Academy of Sciences, notiziario on line dell’Accademia delle Scienze Americana.

«La ricerca – riporto dal sito di Repubblica – dà evidenza del fatto che gli uomini sono programmati dalla nascita per divenire papà e quando questo evento si verifica, il loro corpo cambia per accogliere il piccolo e accudirlo. Negli ultimi decenni, il ruolo del padre nella famiglia è radicalmente cambiato e oggi gli uomini partecipano molto di più che in passato alla gestione e alla crescita dei figli. Quella indicata dai ricercatori Usa è una sorta di ‘dimostrazione’ scientifica del fatto che fra gli istinti innati, oltre a quello materno, ne esiste anche uno paterno».

Lo studio ha coinvolto 624 giovani uomini delle Filippine tra il 2004 e il 2009 ed ha evidenziato che i neo papà che spendono molto del proprio tempo nelle cure ai bimbi avrebbero una percentuale di testosterone dal 26 al 34 per cento inferiore rispetto alla media. «I ricercatori – questa volta riporto dal sito del Corriere – sottolineano così il ruolo strategico della natura, la quale pensa sempre a tutto e provvede tempestivamente e miracolosamente a smussare il lato aggressivo dei neogenitori maschi riducendo l’ormone interessato».

Ora, premesso che non sono padre, e nemmeno madre,  e premesso non ci vuole un aquila, o studiosi illuminati d’oltreoceano, per intuire che forse anche l’uomo, o il maschio se si preferisce, potrebbe addirittura sviluppare un senso di protezione verso la propria creatura una volta che ce l’ha fra le braccia, ecco premesso questo lasciatemi dire che questa figura del Mammo mi lascia un po’ perplessa.

Vuol dire che per diventare padri bisogna perdere la mascolinità e  la virilità? Vuol dire che per partecipare alla crescita e all’educazione dei figli bisogna perdere il testosterone? Vuol dire che senso materno e paterno sono uguali? Che come si modifica il corpo della donna si modifica pure quello dell’uomo? Comprese le smagliature post parto?

Non sarà anche un’occasione perduta per fare chiarezza, o un’occasione cercata per fare confusione? Perché se essere virili significa essere aggressivi, allora mascolinità è sinonimo di violenza, ed essere uomini significa prevaricare.

Anche in questo caso cercano di convincerci che meno l’uomo è maschio, meglio è per tutti, per la donna, per i figli, per la società. E allora ecco che è bene che l’uomo si ammorbidisca, e possibilmente ammorbidisca anche anche la pelle utilizzando un’adeguata crema idratante, si depili perché è più igienico, e con i figli faccia giochi che non sporchino, non creino disordine e stimolino il dialogo e la collaborazione. Divieto assoluto a giochi che stimolano la competitività, anticamera della violenza.

No quindi ad armi giocattolo, lotte coi cuscini, combattimento nel fango, niente soldati soldatini carri armato,battaglia navale ma no anche ai giochi sportivi, di squadra e qualsiasi attività fisica che richiami la competizione, e a questo punto centellinerei anche le macchinine, che troppo spesso si schiantano contro innocenti muretti e ne feriscono la sensibilità.

Sarà, solo che io non sono convinta. E all’equiparazione tra mamma e mammo preferisco l’antica distinzione tra aggressività e vigore, tra violenza e forza. La violenza è distruttiva, la forza costruttiva, la violenza è morte la forza è vita, la forza è buona e la violenza è cattiva, la forza valorizza, la violenza prevarica, la forza è giusta, la violenza ingiusta.

Ecco perché io mi auguro che un uomo, e a maggior ragione un padre,  non solo conservi mascolinità e virilità ma le sappia trasmettere con autorevolezza e rigore, al figlio. Gli risparmierei le modifiche del corpo, dalla sottrazione del testosterone all’aggiunta di smagliature che su un quadricipite maschile sarebbero ancor piu’ antiestetiche.

Eppure il politically correct ci ammonirà scandalizzato ricordandoci che incitare all’uso della forza non è cristiano, men che meno cattolico. Ce lo ricorderanno anche tanti cattolici pacifisti dialoganti e disposti al compromesso, per i quali bisogna fare il Segno della Croce sottovoce, per non mancare di rispetto, per non essere aggressivi.

Ma Gesù era uomo, maschio, e quindi forte. E riguardo alle armi forse sarebbe poco popolare col suo: “Chi non ha la spada, venda il mantello e ne compri una” (Lc 23,26).

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La stupidità è un diritto (di Raffaella Frullone)

di Raffaella Frullone

Cause e vertenze al passo coi tempi. Tutelare i propri diritti è ormai un imperativo, anche quando il diritto in questione può non sembrare così inviolabile.

Nel 2004 l’astrologa russa Marina Bai ha citato in giudizio la Nasa, chiedendo un risarcimento milionario per aver “scombussolato l’ordine dell’universo”: nel mirino il progetto “Deep Impact” e la sonda spaziale progettata per studiare l’interno di una cometa e portare alla luce i detriti provenienti dall’interno del nucleo. Secondo l’astrologa il progetto era “un atto terroristico”.

Nel 2005 un detenuto rumeno che sconta 20 anni di carcere nel penitenziario di Timisoara, ha denunciato per truffa l’Altissimo poiché il battesimo contratto in tenera età non lo avrebbe tenuto lontano dai guai.

Nel 2006 a un papà di Zhengzhou, in Cina, è stato negato il permesso di chiamare il figlio “@”, ‘chiocciola’, perché intraducibile in mandarino.

Oggi dall’Illinois arriva l’ultimo baluardo del diritto di famiglia, o meglio del diritto dei famigliari, in questo caso dei figli. Pare infatti che Steven e Kathyn Miner, due fratelli di 23 e 20 anni, abbiano deciso di rivolgersi a un giudice per i danni subiti negli anni dalla madre Kimberly Garrity, colpevole di non aver concesso loro un’adeguata paghetta, di non aver fatto regali e – pensate la perfidia di una mamma dove può arrivare – di aver imposto il coprifuoco.

I due fratelli lamentano di non aver mai avuto soldi per andare in discoteca, di essere stati privati di vestiti firmati e accusano la madre di non essere stata generosa nemmeno con i regali di Natale. Non è tutto, secondo il racconto di Steven la donna una volta lo avrebbe addirittura obbligato ad allacciare le cinture di sicurezza in auto, una vera violenza insomma.

Fatto sta che oggi la donna deve rispondere di “abuso emotivo” e se perderà la causa sarà costretta a risarcire i figli con 50 mila dollari per danni morali così come richiesto dall’avvocato dei due fratelli che altro non è che … il padre e l’ex marito della donna.

A qualcuno potrà sembrare l’ennesima americanata, una puntata di Beautiful o tutte e due le cose insieme, ma, ahimè. non lo è. Tutto questo non è che la deriva presa dalla famiglia americana dopo il divorzio, avvenuto nel 1995, dei genitori, separazione che evidentemente ha ferito così profondamente i figli da portarli, ormai adulti, a rivendicare in forma economica l’affetto mancato.

Segni dei tempi, dicevamo, e a pagare sono sempre i figli. In effetti se la vicenda dell’Illinois può sembrare delirante, la Child Support Agency, agenzia inglese che si occupa per conto del governo di verificare il sostentamento dei figli di persone separate, ci regala notizie ancor meno confortanti.

Sembra infatti che la lista delle scuse più utilizzate dai padri separati per non pagare gli alimenti ai figli, possa concorrere con quella che utilizzavo al liceo per saltare le interrogazioni (che vi assicuro era strategicamente infallibile). Alcuni esempi? «Non posso pagare gli alimenti perché non esisto più. Sono stato inserito in un programma di protezione testimoni e quindi sparisco», «Non posso mantenere mio figlio perché devo far riparare la Ferrari», «Ho portato lo struzzo dal veterinario e al momento non posso più pagare». Poi c’è il padre che ha addotto come motivazione per i mancati alimenti il fatto di «aver pagato alla sua ex moglie l’operazione al seno, di cui sta godendo il nuovo compagno» e chi ha dichiarato di aver cambiato sesso e quindi di non aver più l’obbligo di pagare nulla. Non si tratta di barzellette, ma di motivazioni messe nero su bianco da avvocati e prese in considerazione da giudici in carne ed ossa che decidono la sorte di figli più o meno ignari della situazione.

A questo punto penso di dovermi tutelare anche io, la giustizia va perseguita senza se e senza ma. Devo solo decidere se sia per me più conveniente citare in giudizio mia madre, che nel 1999 mi ha punito perché mi ha scoperto mentre saltavo un giorno di scuola, il Kinder Bueno perché mi sento ingannata dalla pubblicità “bontà a cuor leggero”, o i produttori di Kiss me Licia, a causa dei quali sono stata convinta per anni che avrei sposato un cantante.

Come avvocato non ho dubbi, mi rivolgo alla mia catechista delle medie. Diceva “la giustizia umana non è quella divina, ma come uomini abbiamo il dovere di perseguire una giustizia che vada oltre il nostro ego. Morire a sé stessi per donarsi agli altri – ripeteva in continuazione – non c’è giustizia che non passi da qui. Rinunciate e riceverete cento volte tanto”.

Lo avessimo capito, ci avessimo creduto, lo avesse compreso il mondo, forse saremmo meno assetati di vendette, e ci risparmieremmo qualche noia legale.

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Pericolo global wedding! (di Raffaella Frullone)

Ragazzi, abbiamo preso un granchio. Devo dirlo a Costanza, ma non so come fare. Devo anche dirlo alle 27 amiche che ho visto pronunciare il fatidico sì, ma soprattutto mettere in guardia le tre che hanno pianificato si sposarsi quest’anno: si possono ancora salvare. Avete presente il matrimonio? Ecco, ho scoperto che non solo è una scelta egoistica, ma che rappresenta la più grande rovina del pianeta.

Ad illuminarmi è stato il mensile Focus, nello specifico l’inserto Focus Domande e Risposte, che nel numero di giugno ci annuncia, attenzione attenzione, che il matrimonio inquina. Di più. «Può danneggiare l’ambiente provocando danni clima-alteranti». Terribile. Il dito è puntato innanzitutto sull’abnorme quantità di anidride carbonica che ciascun matrimonio emette, pari a 7,5 tonnellate. «Frutto – si legge – del consumo elettrico necessario a soddisfare un banchetto con una media di 100 invitati e il riscaldamento a metano di una chiesa di 1000 metri quadrati» (E se il matrimonio è d’estate? Mah). Non solo. A questo va aggiunto l’impatto ambientale degli abiti degli sposi, la carta per le partecipazioni, lo spostamento con l’auto d’epoca. Ma la voce che costa di più all’ambiente è certamente il viaggio di nozze che tra aereo, pernottamenti e spostamenti provoca l’emissione di ben tre tonnellate di anidride carbonica. Un disastro, ancora più terribile se si considera che l’inchiesta non ha contato gli involucri delle scarpe delle invitate, e i viaggi in macchina per trovare la pochette color carta da zucchero che si abbini alla perfezione al sandalo gioiello.

Ma non è tutto. Il vero “crimine ecologico” è un altro: fare figli. In questo caso, la letteratura sul tema si spreca, e internet, come immaginabile, è una fonte feconda in merito. Secondo il Daily Green, per esempio (pubblicazione fortunatamente ignota ai più), «l’impatto ambientale di un figlio è 20 volte più significativo di qualsiasi pratica green che una famiglia possa intraprendere nel corso di una intera vita». Sulla stessa linea John Guillebaud, professore “emeritus” di pianificazione familiare all’University College London che in un rapporto datato 2007 sostiene che «le famiglie numerose dovrebbero essere equiparate a chi guida i fuoristrada mangia-benzina, non ricicla i sacchetti di plastica o vola a tutto spiano in aereo». Prendiamo un pannolino. In media, ci impiega 500 anni per degradarsi completamente e «considerato che un bambino, nei primi 3 anni di vita, consuma circa 4500 di questo prodotto, il problema diventa veramente serio». (citazione tratta da Green Economy e News)

E se invece chi legge non è ancora convinto della serietà della questione , sappia che c’è di più. Come il Movimento volontario per l’estinzione umana per salvare la Terra. Si legge nel loro statuto «Non siamo un gruppo di disadattati maltusiani misantropi e asociali che provano un piacere morboso ogni volta che qualche disastro colpisce gli umani» ( Certo … chi mai potrebbe pensare un’assurdità del genere? ) «L’estinzione umana volontaria è piuttosto l’alternativa umanitaria ai disastri che colpiscono la gente. Non insistiamo sul modo in cui la specie umana si è dimostrata un parassita avido ed amorale su un pianeta che era in buona salute, piuttosto, il Movimento propone un’alternativa incoraggiante ( che coraggio!) alla distruzione impietosa e completa dell’ecologia della Terra. La speranza che si presenta come alternativa all’estinzione di milioni di specie vegetali ed animali è l’estinzione volontaria di una sola specie: l’homo sapiens, …la nostra estinzione».

E se avete ridacchiato leggendo tutto questo, certi che nessuna persona, non dico intelligente, ma dotata di un minimo di buon senso, possa prendere anche solo lontanamente in considerazione queste deliranti parole, chiudo raccontandovi la storia di Toni Vernelli. Ambientalista ed ecologista, la donna inglese da sempre sostiene che «avere un figlio sia un atto di profondo egoismo, volto a mantenere la linea della propria eredità genetica a spese del pianeta». Impiegata presso una Ong, la Vernelli a 27 anni, rimane incinta, e senza fare una piega decide di abortire. Proprio cosi: spegne la vita del suo bambino per salvare il pianeta. E non si è affatto pentita, tanto che subito dopo ha deciso di farsi sterilizzare perche «un errore come la gravidanza non deve mai più accadere». Inutile aggiungere altro alla vicenda, ma vi assicuro che basta digitare il nome di Toni Vernelli su facebook per scoprire che la sua esperienza sta facendo scuola.

Scrive il Movimento per l’estinzione umana volontaria «Ogni volta che qualcuno decide di non generare altri umani da aggiungere ai miliardi brulicanti che già si accalcano su questo pianeta devastato, un nuovo raggio di speranza attenua le tenebre».

Per fortuna noi viviamo di tutt’altra Speranza.

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