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Articoli con tag ‘Giulia Laura De Paolini’

Il silenzio è d’oro (di Giulia Laura De Paolini)

Ci sono giorni in cui non abbiamo nessuna, ma proprio nessuna, voglia di parlare.

Sentiamo la gola chiusa, persino la bocca si stringe, eppure avremmo tanto da dire, magari addirittura da gridare.

E’ in questi momenti che possiamo distinguere chi ci vuole bene davvero, perché riconosce il significato del nostro silenzio, e lo rispetta.

Paul Watzlawick, grandissimo studioso della comunicazione umana, ha enunciato un postulato fondamentale:

“E’ impossibile non comunicare”

Come dire: il silenzio è una forma di comunicazione, che ci possiamo scambiare, che possiamo dare e ricevere, che può significare più di mille parole.

Eppure il silenzio ci fa paura. Perché sembra nascondere l’indicibile.

Provate a stare vicino ad una persona che resta in silenzio, e magari vi guarda pure..  proverete imbarazzo, e vi verrà forte il bisogno di parlare, di di dire una cosa qualsiasi, di riempire un vuoto.

Ascoltare il silenzio degli altri è faticoso, anche perché inevitabilmente fa uscire anche il nostro di silenzio, e ci obbliga ad ascoltarlo.

Ma quante volte ci sentiamo così!!  Quante volte avremmo bisogno che qualcuno trovasse il tempo e la forza di ascoltare il nostro silenzio!

Ricordo ancora l’emozione delle prime volte in cui, nel percorso di formazione come Counsellor, ci trovavamo di fronte al silenzio di una persona, e imparavamo a sostenerlo, ad accettarlo, ad accoglierlo, a comprenderlo..   e che gioia incredibile, che regalo, quando quel silenzio cominciava ad aprirsi e a diventare parola, e lacrime, o sorrisi!!!!

Il silenzio è d’oro perché è un regalo che possiamo fare solo alle persone che amiamo e del cui amore siamo davvero sicuri!

Io ho la fortuna di avere delle persone così, alle quali posso non-rispondere al telefono senza bisogno di inventare nessuna scusa, che posso incontrare e abbracciare anche quando non ho nessuna voglia di parlare e magari nemmeno di ascoltare, e che credo sappiano di poter fare la stessa cosa con me.

A loro dedico questo post, con tutto il cuore.

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CON-VIVENZA (di Giulia Laura De Paolini)

“Convivere” significa “vivere con”, cioè “vivere insieme” agli altri.

Ogni giorno sperimentiamo molti tipi di convivenza, anche se spesso non ne siamo consapevoli:

–  la convivenza affettiva: in famiglia, nella coppia, con gli amici più stretti

–  la convivenza organizzativa, all’interno dei gruppi a cui apparteniamo: l’azienda in cui lavoriamo, la palestra che frequentiamo, la scuola dei nostri figli, il condominio in cui abitiamo..

–  la convivenza sociale, nell’ambito della società tutta: con gli altri automobilisti nel traffico, con i passeggeri della metropolitana, con gli extracomunitari fuori dal supermercato, con chi ha opinioni politiche diverse dalle nostre..

Ma il modo di convivere sta subendo una radicale trasformazione,e noi ci siamo dentro, nel bel mezzo.

Fino alla generazione dei nostri genitori, la convivenza a tutti i livelli era basata su precise regole e  precisi punti di vista culturali, condivisi e universalmente considerati come “giusti”, o quanto meno non-discutibili, basati su rassicuranti “separazioni” e ruoli: moglie-marito, genitore-figlio, dipendente-azienda, amici-nemici.

Oggi molte delle barriere di spazio, di tempo, di valori e di cultura sono state abbattute, e questo ha comportato un importante cambiamento nel concetto di “convivenza”.

Oggi, “vivere insieme” agli altri (nella coppia, nella famiglia, al lavoro, nella società) richiede un impegno costante

–  di energia,

–  di esplorazione dell’altro,

–  di integrazione con l’altro,

–  di rispetto delle differenze.

Può sembrare faticoso, e a volte decisamente lo è, ma l’apparente precarietà dei legami nasconde in realtà

UNA SFIDA AFFASCINANTE E MERAVIGLIOSA:

CONOSCERE L’ALTRO CHE CI STA ACCANTO

che sia figlio, genitore, compagno, collega, amico, conoscente, o sconosciuto che incrocia la nostra strada.

Conoscere l’altro che crediamo di conoscere già.

Guardarlo con occhi nuovi, con curiosità, senza pregiudizio, dedicandoci soprattutto a ciò che dell’altro ci riesce più difficile accettare, provando a guardarlo dal suo punto di vista, fino a scoprire che ciò che è diverso da noi ci può assomigliare, può aprire la porta a parti di noi che non conoscevamo, a percorsi di vita lontani dal nostro eppure con un loro senso e significato.

E’ questo che ci consente di vivere davvero “insieme”, invece che soltanto convivere con fatica.

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