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Ius Soli: cinque buoni motivi per dire di no (di Carlotta Visentin)

Ius Soli: cinque buoni motivi per dire di no

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Si continua a parlare di Ius Soli mentre in molte città sindaci di sinistra prendono iniziative unilaterali, anche se simboliche, e attribuiscono la cittadinanza onoraria a bambini nati in Italia senza prendere in considerazione alcun fattore limitativo, il tutto con il beneplacito del Ministro Cecile Kyenge. Chi dissente tace a causa della “fobia da accusa di razzismo” secondo la quale non è permesso dissentire, pena il pubblico ludibrio o, peggio, il marchio infamante di razzista.

Ma ci sono diversi buoni motivi per dire di no allo Ius Soli senza per forza essere tacciati di razzismo, basterebbe solo togliersi dagli occhi la mortadella buonista ed essere un tantino realisti (il razzismo è ben altra cosa). Cercheremo di spiegare quali siano questi motivi partendo però dal fatto che ancora non si conoscono i termini della proposta del Ministro Kienge anche se qualcosa trapela.

Motivo 1: i mercanti di esseri umani – L’introduzione dello Ius Soli è un regalo immenso ai mercanti di esseri umani che ogni giorno sono in cerca di nuove motivazioni per convincere i potenziali migranti a partire per l’Europa. E quale miglior motivazione del sogno della cittadinanza per convincere una donna a partire per l’Italia? Già in passato si è appurato che il network che gestisce le partenze dall’Africa ha usato trucchi del genere, anche se basati su una distorta interpretazione delle leggi italiane. Ma i potenziali migranti non conoscono le leggi e nella loro disperazione si bevono qualsiasi cosa gli possa dare un barlume di speranza arrivando a indebitarsi pesantemente pur di raggiungere “il sogno”. Qualsiasi sia la formula che il Ministro Kyenge vorrà adottare c’è da stare sicuri che i mercanti di esseri umani ne approfitteranno per raccontare che “basta partorire in Italia per ottenere la cittadinanza”. Per troppo tempo si è sottovaluto il network dei mercanti di esseri umani, una organizzazione capillare con un fatturato si centinaia di milioni di dollari l’anno che sfrutta la disperazione per arricchirsi. Non possiamo fargli un regalo del genere.

Motivo 2: i matrimoni imposti – In moltissime culture, specie quella indiana, pakistana e più in generale quella islamica, vige l’usanza di imporre alle donne un marito non scelto da loro ma scelto dalla famiglia, spesso per ragioni di interesse. In Italia questo non è legale ma viene purtroppo largamente tollerato ben sapendo che succede molto spesso che un immigrato regolare in Italia, quando parte per sposarsi nel proprio paese nel 99% dei casi si tratta di un matrimonio imposto. Insomma, la moglie se la compra senza nemmeno mai averla conosciuta. E quando non è così la donna viene molto spesso raggirata con promesse mirabolanti di vita agiata in Italia. Pensate per un attimo quale “valore commerciale” avrebbe il miraggio della cittadinanza italiana per se e per i propri figli. I matrimoni imposti (qualcuno li chiama combinati) vedrebbero una impennata mastodontica con i Diritti delle donne che andrebbero definitivamente a farsi benedire. E questo varrebbe anche nel caso in cui lo Ius Soli sia applicato ai bambini nati in Italia di cui almeno un genitore sia regolarmente residente in Italia da un certo periodo (tra i tre e cinque anni, secondo l’idea più pessimistica della linea Kyenge), perché un uomo che vuole comprare una moglie nel proprio Paese avrebbe un’arma di trattativa incredibile. Mi meraviglia che le tante femministe delle associazioni di sinistra non abbiano pensato a questo “retroscena” che mortifica i Diritti delle donne.

Motivo 3: la cittadinanza ai genitori – E’ impensabile pretendere di concedere la cittadinanza a un bambino nato in Italia senza pensare di concederla anche ai suoi genitori. Si verrebbe a creare una enorme distorsione nel Diritto di famiglia. Questo per tanti motivi tra i quali il più importante è il rischio, in molti casi molto concreto, di una separazione dei genitori dal figlio nei casi in cui la legge prevede l’espulsione dell’immigrato per ragioni giudiziarie. Si verrebbe a creare l’incredibile situazione in cui il genitore viene espulso dall’Italia e il figlio no in quanto cittadino italiano. Quindi l’idea della Kyenge sarebbe, secondo noi, quella di concedere la cittadinanza anche al genitore fatto questo che non può essere tollerato in quanto aggirerebbe la legge che stabilisce che un immigrato può diventare cittadino italiano solo dopo aver risieduto regolarmente in Italia per almeno 10 anni, un termine più che equo per concedere una cosa così importante come la cittadinanza italiana.

Motivo 4: l’integrazione  – In Italia c’è questa visione distorta dell’integrazione secondo la quale non sono gli immigrati che si devono adeguare alle leggi e alle usanze italiane, ma sono gli italiani che devono quantomeno tollerare le usanze degli stranieri. Un esempio ne sono proprio i matrimoni imposti di ci si parlava sopra, la poligamia, la differenza di interpretazione dei Diritti delle donne con alcuni casi, specie nell’islam, in cui le donne vengono considerate esseri inferiori rispetto all’uomo. Beh, questo non solo non è tollerabile ma se si introducesse lo Ius Soli senza alcuna condizione legata alla completa accettazione delle leggi italiane, come vorrebbe la Kyenge, diverrebbe un grimaldello incredibile per introdurre in Italia idee, leggi e trazioni completamente contrarie alla nostra concezione di Diritto. In sostanza verrebbe meno proprio quella motivazione, l’integrazione, che è alla base dell’idea di Ius Soli.

Motivo 5: espansione dell’Islam – E’ nostra opinione che Islam e Diritti Umani non abbiano niente in comune e che l’Islam sia una seria minaccia per la libertà e per la concezione di Diritti che abbiamo in occidente. I fatti accaduti in Gran Bretagna, in Francia e ultimamente in Svezia, dimostrano che l’idea di multiculturalismo è fallita e che, in particolare gli islamici, tendono a non volersi integrare e/o ad accettare le regole di Diritto che ci siamo dati. Il fatto poi che anche musulmani di seconda o terza generazione mantengano le idee dei padri  (fatte rarissime eccezioni) dimostra che qualsiasi tentativo di integrare queste persone nella società occidentale è stato fallimentare. Gli islamici hanno per cultura, anche religiosa (conquisteremo il mondo anche con l’utero delle donne), la propensione a procreare molto di più degli occidentali. L’introduzione dello Ius Soli sarebbe quindi un grimaldello incedibile per mettere in atto quella loro idea di conquistare il mondo con l’utero delle donne ed esporrebbe l’occidente al serio rischio di dover rivedere i propri concetti di Diritti Umani con milioni di nuovi cittadini con diritto di voto che hanno un concetto di Diritto opposto al nostro. Pensate per esempio alla possibilità che tra qualche anno ci sia un partito islamico in Italia che proporrà l’introduzione della Sharia come è già successo in Gran Bretagna. Se si difendono i Diritti Umani questo non è tollerabile

Questi sono solo cinque buoni motivi per dire di no alla legge per lo Ius Soli, ma ce ne sono molti altri di cui magari parleremo un’altra volta per non tediare i lettori con articoli chilometrici. Fatto sta che noi riteniamo che l’introduzione dello Ius Soli in Italia sia un errore madornale sia perché a livello di integrazione non si avrà alcun vantaggio, sia perché diverrebbe un detonatore per tutta una serie di violazioni dei Diritti Umani intollerabili. Magari la Kyenge e tutti i fautori di questa legge possono passarci sopra, noi no.

Carlotta Visentin

Fonte: http://www.rightsreporter.org/ius-soli-cinque-buoni-motivi-per-dire-di-no/

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