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A mio padre (di Antonella)

E’ un incedere lento di emozioni, un fluire disteso di sensualità. E’ che certe volte il vuoto è troppo, troppo, grande e penso alla mia vita tenuta assieme con lo spago. Un puzzle che somiglia ad una valigia di cartone, quella dei tempi andati delle prime migrazioni. Ci sono io che sogno quei mercati rumorosi, la voce delle anime che popolavano il quartiere, gli occhi di mia figlia con le sue prime espressioni, il mio singhiozzo, ché era disperato, per un tempo senza luce. I pugni stretti e quella forza che non so da che venisse.

Dita forti che strappavano la carne, lembo dopo lembo, fino a mostrare la nudità completa, fatta di fibre e segmenti, il latte dal mio seno, quel nutrimento privo di capacità. Restituivo miseria acida, parlavo con le mie paure, ingurgitavo fiele. Infine lì a sorprendermi e a ricavarne meraviglia, ché è tanto spesso e resistente l’auspicio di restare, esserci, respirare.

Lo vedi un po’ come sei tu, cara madre, non ricordi niente. E tu che sei mio padre non volevi che io calpestassi fango sicché mi hai dato fibra asciutta per farmi transitare da una vita all’altra. Quel telo che resta a protezione e che ora è steso a tutelare la carne di mia figlia.

L’amore è una gran cosa, ché te lo porti dentro e se io so trasmetterlo è ché ne ho ricevuto tanto. Essere amata è una ricchezza che non può esser persa, rimossa, vilipesa. L’amore è fatto di paure, abbandoni e perdite. Ricevo almeno due telefonate al mese in cui mi fai sapere come stai. Sei un uomo stanco che protegge il suo ultimo cammino. Io vorrei ridarti indietro il tuo tessuto per accompagnarti alla tua morte senza mai lasciarti inciampare. Ché lo faremo insieme quel percorso, con grazia e con timore, perché non sarai solo quando si spegnerà la luce.

Rischiarerò la mente con le mie parole, ti leggerò i brani del poeta, ti narrerò le storie che non hai mai conosciuto, e ti dirò di me, si, fino in fondo, perché vorrei che tu mi conoscessi per davvero, padre, perché lasciarti andare senza dirti niente sarebbe come morire assieme a te.

Ti voglio vivo. Voglio che tieni stretta buona parte di me. Voglio che tu ti senta al sicuro come hai fatto stare me. Voglio l’amore, il tuo ultimo respiro, la tua carezza. Voglio sentirmi dire che mi hai stimata, voluta, desiderata. Voglio sentire la schiena mia protetta, ché io non debba cercare altri inutili abbracci in tua sostituzione, perché non me li merito, quei surrogati sciocchi.

Voglio l’amore franco, lo voglio puro, lo voglio intero. Lo voglio qui, adesso, e lo vorrei da te. Se è amore il tuo il resto mi sarà più semplice. Se non lo è sarò condannata al niente, ancora adesso, ché mi basto e mi consolo. Ti prego, non chiudere gli occhi, senza dirmi che mi ami…

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