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Alemanno e l’emergenza neve (di Andrea De Filippis)

Venerdì di passione per i romani a causa della copiosa nevicata che ha coperto la Capitale. Spettacolo unico ma i disagi sono stati tanti, troppi, soprattutto perché era stato dato ampio rilievo alla “sicura” nevicata.
Il sindaco di Roma Capitale è scevro da colpe? La legge prevede che il primo responsabile della protezione civile, in ogni Comune, è il Sindaco che organizza le risorse comunali secondo piani prestabiliti per fronteggiare i rischi specifici del suo territorio. Quando si verifica un evento calamitoso, il Servizio nazionale della protezione civile è in grado, in tempi brevissimi, di definire la portata dell’evento e valutare se le risorse locali siano sufficienti a farvi fronte.

La nevicata è stata eccezionale ma ampiamente prevista e Gianni Alemanno non perdeva occasione nei giorni precedenti di lodare il piano neve della capitale.
Come scrive Carlo Bonini, Franco Gabrielli ha più volte offerto l’aiuto della Protezione Civile per fronteggiare l’emergenza ma Alemanno declinava: “Il piano c’è, non ho bisogno di nulla“.
Ma il piano, se esisteva, era inadeguato, infatti il risultato è stato una città bloccata a causa di oltre 40 centimetri di neve. Molti autobus, già alle ore 14.00, erano bloccati per il ghiaccio, i vigili urbani assenti e niente sale sulle strade. Mi piacerebbe sapere cosa avrebbe previsto questo piano…
Secondo Giovanna Vitale il cortocircuito nell’organizzazione è avvenuta all’ora di pranzo di venerdì. Teoricamente era tutto pronto ma, mentre a Roma Nord nevicava già da un bel po’, il Campidoglio esitava a far scattare il piano neve.
Infatti, gli uffici comunali davano più importanza ai bollettini che a quanto stava accadendo. Il bollettino prevedeva precipitazioni copiose solo nel tardo pomeriggio e la incomprensione della realtà ha fatto perdere tempo prezioso. “Due cose non hanno funzionato“, spiega un dirigente assai qualificato, “il peggioramento improvviso delle condizioni  meteo, che ci ha colto alla sprovvista, e l’aver sottovalutato il “rischio specifico” di quella nevicata“.Tre sono stati i fallimenti.
Sale. Roma ne aveva poco e quel poco è stato dilapidato tra mercoledì e il venerdì fatale, quando davvero serviva.
Spazzaneve. Dovevano essere 250 ma si tratta di numeri reali solo sulla carta. Le ditte incaricate della manutenzione stradale avrebbero dovuto, per contratto, garantire anche lo sgombero neve ma la maggior parte si sono rese irreperibili o non avevano mezzi disponibili.
Piano trasporti. Scatta tardi, alle 13.45,  e l’obiettivo di far rientrare tutti i bus al deposito per far uscire le vetture dotate di gomme termiche (800, il 25% del parco circolante) fallisce perché  i bus diretti alle rimesse sono rimasti bloccati nel traffico.
Roma sprofonda in un incubo nonostante un piano neve teoricamente ineccepibile ma che alla prova dei fatti è risultato inadeguato e, invece di chiedere scusa, Gianni Alemanno, entra nel panico più assoluto.
Come prima azione, dopo aver indossato una improbabile felpa alla Bertolaso, invoca una fantomatica commissione d’inchiesta, poi accusa il servizio previsioni meteo, reo di non aver avvertito dell’emergenza in atto.
Con il passare delle ore la difesa del sindaco diventa imbarazzante e, in preda ad una crisi isterica (una su tutte quella in trasmissione contro il povero Luca Telese), accusa tutti: Protezione civile, Anas, Zingaretti e la neve, che si è permessa di scendere almeno 6 ore prima del previsto…
La cosa peggiore che i romani hanno dovuto sopportare in questo week-end, a parer mio, non sono stati solo i disagi dovuti ai disservizi capitolini, ma il dover vedere in ogni TG, in ogni trasmissione d’attualità, Gianni Aledanno, con dei tristi foglietti, sventolati con stizza, atti a dimostrare che lui non c’entra nulla.
Poi si fa fotografare mentre spala la neve, poi abbracciato a due turiste, poi sparge il sale da cucina come un deus ex machina atto a risolvere il tutto, poi è ripreso mentre gira per gli studi televisivi. Ma chi c’è a gestire l’emergenza?!?
Tutti i romani vorrebbero prendere il telefono e urlargli: Sindaco vada al Campidoglio… caxxo!!
Ma, oltre l’incapacità di un sindaco, dobbiamo affrontare la questione emergenze naturali. Perché se Roma ha vissuto un pomeriggio difficile l’Italia non è riuscita ad affrontare un’ondata di freddo ampiamente prevista. Paolo Hutter, giornalista e blogger del Fatto Quotidiano, scrive che i fenomeni più o meno estremi non diminuiranno ma aumenteranno ed è obbligatorio studiare la gestione sociale e comunale del maltempo.
Salvatore Cannavò, sempre del Fatto, così chiude il suo articolo di ieri, che vi consiglio di leggere nella sua interezza: “Il rimpallo (delle responsabilità) serve a far dimenticare che non esistono solo l’incompetenza, la propaganda, la rozzaggine. Ma esistono anche il malaffare, la corruzione, gli interessi privati e, soprattutto un sistema pubblico progressivamente smantellato di cui ora scopriamo la necessità. Sembra che i famosi 250 spazzaneve, tanto sbandierati da Alemanno, sarebbero solo dei camioncini messi a disposizione dai privati che, però, nessuno ha visto. Scopriamo che gli autobus non hanno nessun sistema di emergenza perché l’Atac affonda nei debiti prodotti da “parenti” e amici di turno. Scopriamo che il paese non ha uno straccio di piano ambientale e di protezione del territorio perché “privato è bello” e che “pubblico è spreco”. Scopriamo che l’Alta velocità non salva i treni da mostruosi ritardi. Ma quando ci sono le emergenze e, dunque, c’è la vita di tutti noi in ballo, quel pubblico rappresenta il solo baluardo per farvi fronte. E quel pubblico siamo, saremmo, noi. Nella gazzarra montata ad arte da Alemanno non dovremmo perdere di vista questa visione che, anche sotto la neve, rappresenta l’essenziale.
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Perché “i professori” mi hanno deluso (di Andrea De Filippis)

Perché “i professori” mi hanno deluso

Mi aspettavo molto di più dal governo dei professori.

Nonostante le anticipazioni giornalistiche ero fiducioso, ma sono bastate le due ore di conferenza stampa di domenica sera e soprattutto gli approfondimenti di ieri per sentirmi profondamente deluso dal provvedimento emanato dall’esecutivo Monti, sia in termini di qualità che di equità.

Non era certo indispensabile affidarsi a grandi tecnici, a questa task force di specialisti per varare una manovra che, alla prova dei fatti, si è rivelata non molto dissimile dai provvedimenti emanati dai precedenti ministri dell’economia.

Mario Monti, consapevole del discutibile operato, durante la conferenza stampa di domenica scorsa, aveva messo le mani avanti, adducendo due motivi a discolpa della manovra “lacrime e sangue”: la maggioranza che lo sostiene ma lo tiene legato e i pochi giorni a disposizione (appena 18).

Due motivi che, però, non hanno alcun fondamento.

In primis, proprio adesso Monti aveva, con i mercati finanziari pronti ad affossarci, la grande opportunità di utilizzare la minaccia della fiducia per mettere spalle al muro i partiti. (Chi avrebbe votato contro una manovra apprezzata dai cittadini?)

Assumersi una responsabilità così grave, con la pistola alla tempia dei mercati, avrebbe significato correre un rischio grandissimo che si sarebbe riverberato in termini di consenso alle prossime elezioni.

Per quanto riguarda il secondo punto, la mancanza di tempo, lo trovo un argomento risibile. Infatti, provvedimenti con cui si poteva fare cassa in un esiguo lasso di tempo c’erano eccome.

Da una squadra di professori mi sarei aspettato interventi più strutturali e meno temporanei per tamponare gli squilibri di bilancio e introdurre riforme utili per il Paese. Invece l’élite del nostro paese, ha prodotto una manovra dove c’è molto rigore, pochissima crescita e nessuna traccia di equità.

Uno degli interventi fondamentali per non far pagare i soliti era la lotta all’evasione fiscale ma l’unico intervento, la riduzione della soglia della tracciabilità della transazioni a mille euro è un’aspirina per un moribondo.

I tagli ai costi della politica sono minimi , eccezion fatta per i tagli alle province. Ma era facile: forte con i deboli e debole con i forti il professore.

Infine, la sospensione dell’indicizzazione per le pensioni al di sopra del minimo (con parziali eccezioni fino a due volte il minimo) , come scrivono Tito Boeri e Fausto Panunzi, è l’aspetto peggiore della manovra: è un provvedimento odioso perché colpisce anche persone che non sono più in grado di generare redditi per compensare il taglio dei trasferimenti. Non ci voleva un’esperta per questo provvedimento bastava un liceale , magari ripetente.

Infatti, anche nell’emergenza di fare cassa, i tagli e gli interventi devono essere fatti con un minimo di giudizio mentre le misure introdotte dal governo sono del tutto arbitrarie.

Se il Governo Monti non ha sfruttato questo momento d’oro per dare uno forte sterzata al pullman Italia per riportarlo in carreggiata quando lo potrà fare?

Un’ idea su come si poteva articolare la manovra l’avevo elaborata e avevo anche pubblicato dei suggerimenti per la riforma fiscale e previdenziale.

Per opportunismo non si sono volute toccare le lobbies come i partiti politici (il finanziamento pubblico dei partiti), la Chiesa (aesenzione dell’ICI per gli immobili a destinazione commerciale e finanziamento alle scuole private) , le televisioni (frequenze gratis a Rai e Mediaset) e aziende di armi (acquisto di 35 cacciambombardieri da 15 miliardi ).

Non credo fosse necessaria una squadra di professionisti per colpire e far pagare il disastro della finanza pubblica ai soliti noti. Tecnica emergenziale appunto, ci aspettavamo coraggio, molto più coraggio Prof. Monti.

Paradossalmente, forse, sarebbe stato meglio fallire e permettere così un rinnovamento radicale di questa classe dirigente che ci avrebbe permesso di consegnare ai nostri figli un Paese migliore.

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