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La gioia si può insegnare (di Alicemate)

“ LA GIOIA SI INSEGNA CON L’AIUTO DELLE FAVOLE”

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Sul quotidiano “Corriere della Sera” del 10.12.2011 ho letto questo articolo di Federica Mormando (psicoterapeuta).

Non poteva che interessarmi sia come mamma che come insegnante.

Ne riporto liberamente alcune parti:

E’ necessario ritrovare in noi e insegnare ai bimbi e ai giovani la gioia. Che è un modo di essere, un’atmosfera in cui srotolare la vita, diversa dai picchi della felicità e dalle trappole del benessere.

E’ un patrimonio di forza e di capacità di resistere, come dimostrano le memorie dei sopravvissuti a lager e genocidi.

E’ libertà: per questo le dittature la proibiscono, negando arte, pensiero, individualità.

Anche da noi si cospira contro la gioia: col consumismo che fa dipendenti, con tradimenti e incoerenze di star,  politici e dirigenti che comunicano sfiducia,  fragilità, impotenza,  che portano alla depressione,  il contrario della gioia di vivere.

COSA FARE?

Non proteggere troppo bambini e giovani

Lasciarli correre e cadere, vestirsi e mangiare da soli. Non trascinarli per strade e vetrine per loro senza senso.

Gioia è conservare la speranza. Non l’illusione di rado proficua. L’educazione alla speranza consiste nel dare l’esperienza di aver saputo e visto inventare strategie per il domani, nel trovare alternative e non temere il cambiamento. Nel non presentare la vita come un pacco preconfezionato da ritirare così com’è. Nello stesso tempo bisogna sapere che esistono certezza: non materiali, interiori.

Non tradire

Ecco l’importanza di non tradire: poche promesse , mantenute. Fare di tutto perchè la coppia resista, la famiglia sia solidale… Perchè l’indulgenza sia viva e la severità pure. Perchè il mondo sia presentato ben diviso in bene e male: chi temere e chi no. Le eccezioni verranno dopo.

Ecco l’importanza delle favole per l’infanzia, che presentano la realtà dell’imprevisto e dell’aiuto che può arrivare se lo si sa cogliere. Che spiegano che ce la si può fare e che, senza giudicare direttamente, inducono al giudizio. Favole e fiabe, non supereroi! I quali insegnano che siamo del tutto insufficienti.

Il mito (sbagliato) della vacanza

Lasciare che i bambini inventino da soli la giornata di vacanza, cioè saperla inventare anche noi senza ausili esterni. Il mito della vacanza realizzabile solo altrove trasmette l’idea che lavoro e casa siano dei gran pesi. Speranza è anche vedere e creare eventi: il sorgere della luna, lo sbocciare di un fiore, una nevicata… sono eventi e sorprese, se non li si vive con indifferenza. E anche salutare le persone, atto diventato piuttosto raro.

Fare fatica per un obiettivo

Speranza è sapere che possiamo cambiare le cose, pur accettando o subendo un periodo brutto. Speranza è fiducia in sè. Insegnamo  ai bambini e a noi stessi la difficile arte di comandarsi e diamoci la gioia di essere stati capaci di fare fatica per un obiettivo. Rinunciare a qualcosa che costa troppo, mettersi tutti a ragionare per trovare una via d’uscita, studiare tutta la notte perchè si è rimasti indietro e andar bene…

L’importanza del gruppo

Il gruppo resta dentro di noi anche quando si è lontani o allontanati. Bisogna dare la certezza che non si tradisce: la famiglia, gli amici, le idee, i principi. E rifiutare chi tradisce davvero. Gioia è certezza della dignità. Quando qualcuno ce la vuole togliere, bisogna che la leviamo a lui.

Gioia è saper soffrire: accettare la vita sapendo che è come nelle fiabe.

Come?…

Chi non le ricorda può rileggerle!

E per finire due considerazioni che condivido:  (da un’intervista sempre alla psicoterapista Federica Mormando)

Come vede i bimbi di oggi in generale?
«Dispersi. Disorientati. Gravati da responsabilità non loro e sollevati dalle loro. Privati del diritto a essere educati come persone forti, coraggiose, libere. Impediti nella concentrazione da mille stimoli. Affettivamente danneggiati, orfani delle figure di riferimento autorevoli. Crescono come se non avessero nulla intorno».
E i loro genitori?
«I figli dei figli del ’68? Confusi. Non pensano, o pensano poco. Sono uno sciame inquieto di consumatori senza leader, come dice il sociologo Zygmunt Bauman, teorico della “società liquida”. Inseguono le mode. Prenda lo sport, oggi di gran moda. Se io chiedo a una mamma quanto corre suo figlio, mi sento rispondere: “Nuota tre volte la settimana, fa judo e gioca a basket”. Sì, ma corre libero nel parco? Mai. Ai bambini è impedita persino la sperimentazione delle loro capacità motorie».

Concludo con “qualcosa” che sento con convinzione e cerco di fare con attenzione:

Lavoriamo non per arrivare primi… non si sa dove, ma per scegliere la nostra strada e percorrerla  con gioia

Link al post originale.

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