Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

ilmondodelleparole

Chiudi gli occhi e pensa a qualcosa da dedicare al tuo papà.

Babbo

Che cosa sei?

Un’entità diversa

Una roccia su cui posarmi

E parlare, folle

Chiamandoti da lontano

Sei un dono importante

Piovuto alla mia nascita

Desideravi amarmi

E per me costruire case

Eri il mio migliore amico

Giocare insieme all’infinito

Sedevi a terra come me

Dentro ancora un bambino

E mi facevi il solletico alla pancia

Eri un sorriso, enorme

Ti cercavo e c’eri sempre

Ad asciugar le lacrime pesanti

Poi è successo che son cresciuta

E babbo, cosa sei?

Un muro di silenzio

Eppure tu capivi

E avresti voluto agire

Ma nel tuo angolo di paradiso

Tra le braccia grandi del tuo corpo

Potevo rifugiarmi

Tu capivi

E avresti voluto dire

Dirmi che i pensieri uccidono

Che a qualcuno bisogna parlare

Ma eri un padre e sei stato padre

A pregare per la mia vita

Mai per…

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Assolutamente vero!

Perdersi dentro casa

A quanto pare, vita comune di noi mamme (anche di figli grandi… 😉 ).

I tacchi a spillo

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Dicevi che ero la tua puttana, la tua troia, la tua marchettara, la tua zoccola. E non so quante altre cose dello stesso genere. E io, per farti piacere dovevo rispondere che era vero, che lo sapevo, che ero la tua troia, la tua marchettara, la tua puttana, la tua zoccola.

(da L’attenzione di A. Moravia)

Sai, questo è tutto quel che vorrei darti. L’eccitazione, la condivisione dei sensi, gli occhi puntati negli occhi, per sfida. E dirti che so dove voglio arrivare in questo gioco. E che qui comando io, anche se sono la tua puttana. Perché scelgo di esserlo, oggi ancora una volta. Come è stato ieri, e ieri l’altro, ma non posso sapere se lo sarò domani.

E’ una scelta, la mia.

Guardami, io non abbasserò lo sguardo. So cosa voglio da te e so come prendermelo.

Nessuna poesia. Non c’è rima nel sesso sporco; niente nuvole…

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False verità 

Guardando la luna da una cruna

​- no.

– no cosa?

– no. Ti ho mentito.

– su cosa?

– su me. Su te. Su gli altri. Su tutto.

– che vuol dire? Che è tutto inventato?

– no. È tutto vero.

– che cazzo vuol dire? È tutto vero o è tutto falso?

– bè è vero. Le cose sono vere, il vissuto è reale, i nomi, i posti, le persone, i ricordi, le esperienze.

– quindi? Che cazzata hai fatto?

– nessuna.

– e di che parli allora?ci sto provando io ma già mi girano.

– ti ho semplicemente mentito. Su tutto.

– su cosa? Su COSA?!?

– non lo capisci? Era tutto finto. Non ciò che provavo, non ciò che pensavo. Ma ciò che credevo di provare e pensare.

– mi tiri deficiente. Non ci sto capendo niente.

– che era tutto intenso e vivido, ma un po’ meno. Sembrava tutto bello e…

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Come una spumiglia

Panirlipe's Weblog

“Ci siamo già incontrati?” mi chiede la brand manager mentre ci fa accomodare.
Vorrei dirle di sì, certo, ci siamo già incontrati. Ma come? Non ti ricordi più i baci nell’androne del palazzo, gli abbracci nel sottoscala, le lettere, le camminate? Non ti ricordi di quella volta, che la luna era già visibile e piena nel primo pomeriggio?
“ Sembra una spumiglia” avevi detto.
Ma è passato troppo tempo e io sono cambiato. Anche lei è cambiata: quei capelli lunghi di cui mi ero innamorato li ha tagliati corti e li tiene così ormai da trent’anni. Lunghi un centimetro, forse poco più. Un taglio che poche donne possono concedersi, quasi da infestazione di pidocchi. Un taglio che, quando l’ho vista, dopo due anni che mi aveva lasciato, mi aveva fatto inorridire. Tuttavia lei è rimasta ancora uguale, quell’acconciatura l’ha invecchiata di colpo e così è rimasta.
“Non credo” le…

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E’ passato un anno

il nuovo blog del gatto sylvestro

Nonostante abbia una memoria da pesce rosso, ricordo ancora bene quella sera.

Mio padre mi aveva chiamato mentre stavo uscendo dall’ufficio…“vieni a casa che la mamma ha bisogno della morfina”.

Già, in quel periodo ero diventato infermiere, imparando anche a fare le iniezioni…io che alle iniezioni sono proprio allergico.

Corsi a casa, ma appena la vidi capii subito che eravamo arrivati al dunque. Le feci quell’iniezione nella speranza, non troppo convinta, che potesse realmente alleviarle un po’ il dolore. Nel frattempo mio padre tenacemente e testardamente continuava a cercare di far uscire il medico, lo stesso medico che al telefono mi diceva…“sua padre purtroppo non ha capito, è inutile che venga a casa sua. Mi spiace ma non c’è più nulla che possiamo fare”.

Ovviamente dovevo inventarmi una qualche scusa per mio padre che non voleva accettare quel verdetto.

Così mentre lui continuava a cercare qualche soluzione per…

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