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Ius Soli: cinque buoni motivi per dire di no (di Carlotta Visentin)

Ius Soli: cinque buoni motivi per dire di no

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Si continua a parlare di Ius Soli mentre in molte città sindaci di sinistra prendono iniziative unilaterali, anche se simboliche, e attribuiscono la cittadinanza onoraria a bambini nati in Italia senza prendere in considerazione alcun fattore limitativo, il tutto con il beneplacito del Ministro Cecile Kyenge. Chi dissente tace a causa della “fobia da accusa di razzismo” secondo la quale non è permesso dissentire, pena il pubblico ludibrio o, peggio, il marchio infamante di razzista.

Ma ci sono diversi buoni motivi per dire di no allo Ius Soli senza per forza essere tacciati di razzismo, basterebbe solo togliersi dagli occhi la mortadella buonista ed essere un tantino realisti (il razzismo è ben altra cosa). Cercheremo di spiegare quali siano questi motivi partendo però dal fatto che ancora non si conoscono i termini della proposta del Ministro Kienge anche se qualcosa trapela.

Motivo 1: i mercanti di esseri umani – L’introduzione dello Ius Soli è un regalo immenso ai mercanti di esseri umani che ogni giorno sono in cerca di nuove motivazioni per convincere i potenziali migranti a partire per l’Europa. E quale miglior motivazione del sogno della cittadinanza per convincere una donna a partire per l’Italia? Già in passato si è appurato che il network che gestisce le partenze dall’Africa ha usato trucchi del genere, anche se basati su una distorta interpretazione delle leggi italiane. Ma i potenziali migranti non conoscono le leggi e nella loro disperazione si bevono qualsiasi cosa gli possa dare un barlume di speranza arrivando a indebitarsi pesantemente pur di raggiungere “il sogno”. Qualsiasi sia la formula che il Ministro Kyenge vorrà adottare c’è da stare sicuri che i mercanti di esseri umani ne approfitteranno per raccontare che “basta partorire in Italia per ottenere la cittadinanza”. Per troppo tempo si è sottovaluto il network dei mercanti di esseri umani, una organizzazione capillare con un fatturato si centinaia di milioni di dollari l’anno che sfrutta la disperazione per arricchirsi. Non possiamo fargli un regalo del genere.

Motivo 2: i matrimoni imposti – In moltissime culture, specie quella indiana, pakistana e più in generale quella islamica, vige l’usanza di imporre alle donne un marito non scelto da loro ma scelto dalla famiglia, spesso per ragioni di interesse. In Italia questo non è legale ma viene purtroppo largamente tollerato ben sapendo che succede molto spesso che un immigrato regolare in Italia, quando parte per sposarsi nel proprio paese nel 99% dei casi si tratta di un matrimonio imposto. Insomma, la moglie se la compra senza nemmeno mai averla conosciuta. E quando non è così la donna viene molto spesso raggirata con promesse mirabolanti di vita agiata in Italia. Pensate per un attimo quale “valore commerciale” avrebbe il miraggio della cittadinanza italiana per se e per i propri figli. I matrimoni imposti (qualcuno li chiama combinati) vedrebbero una impennata mastodontica con i Diritti delle donne che andrebbero definitivamente a farsi benedire. E questo varrebbe anche nel caso in cui lo Ius Soli sia applicato ai bambini nati in Italia di cui almeno un genitore sia regolarmente residente in Italia da un certo periodo (tra i tre e cinque anni, secondo l’idea più pessimistica della linea Kyenge), perché un uomo che vuole comprare una moglie nel proprio Paese avrebbe un’arma di trattativa incredibile. Mi meraviglia che le tante femministe delle associazioni di sinistra non abbiano pensato a questo “retroscena” che mortifica i Diritti delle donne.

Motivo 3: la cittadinanza ai genitori – E’ impensabile pretendere di concedere la cittadinanza a un bambino nato in Italia senza pensare di concederla anche ai suoi genitori. Si verrebbe a creare una enorme distorsione nel Diritto di famiglia. Questo per tanti motivi tra i quali il più importante è il rischio, in molti casi molto concreto, di una separazione dei genitori dal figlio nei casi in cui la legge prevede l’espulsione dell’immigrato per ragioni giudiziarie. Si verrebbe a creare l’incredibile situazione in cui il genitore viene espulso dall’Italia e il figlio no in quanto cittadino italiano. Quindi l’idea della Kyenge sarebbe, secondo noi, quella di concedere la cittadinanza anche al genitore fatto questo che non può essere tollerato in quanto aggirerebbe la legge che stabilisce che un immigrato può diventare cittadino italiano solo dopo aver risieduto regolarmente in Italia per almeno 10 anni, un termine più che equo per concedere una cosa così importante come la cittadinanza italiana.

Motivo 4: l’integrazione  – In Italia c’è questa visione distorta dell’integrazione secondo la quale non sono gli immigrati che si devono adeguare alle leggi e alle usanze italiane, ma sono gli italiani che devono quantomeno tollerare le usanze degli stranieri. Un esempio ne sono proprio i matrimoni imposti di ci si parlava sopra, la poligamia, la differenza di interpretazione dei Diritti delle donne con alcuni casi, specie nell’islam, in cui le donne vengono considerate esseri inferiori rispetto all’uomo. Beh, questo non solo non è tollerabile ma se si introducesse lo Ius Soli senza alcuna condizione legata alla completa accettazione delle leggi italiane, come vorrebbe la Kyenge, diverrebbe un grimaldello incredibile per introdurre in Italia idee, leggi e trazioni completamente contrarie alla nostra concezione di Diritto. In sostanza verrebbe meno proprio quella motivazione, l’integrazione, che è alla base dell’idea di Ius Soli.

Motivo 5: espansione dell’Islam – E’ nostra opinione che Islam e Diritti Umani non abbiano niente in comune e che l’Islam sia una seria minaccia per la libertà e per la concezione di Diritti che abbiamo in occidente. I fatti accaduti in Gran Bretagna, in Francia e ultimamente in Svezia, dimostrano che l’idea di multiculturalismo è fallita e che, in particolare gli islamici, tendono a non volersi integrare e/o ad accettare le regole di Diritto che ci siamo dati. Il fatto poi che anche musulmani di seconda o terza generazione mantengano le idee dei padri  (fatte rarissime eccezioni) dimostra che qualsiasi tentativo di integrare queste persone nella società occidentale è stato fallimentare. Gli islamici hanno per cultura, anche religiosa (conquisteremo il mondo anche con l’utero delle donne), la propensione a procreare molto di più degli occidentali. L’introduzione dello Ius Soli sarebbe quindi un grimaldello incedibile per mettere in atto quella loro idea di conquistare il mondo con l’utero delle donne ed esporrebbe l’occidente al serio rischio di dover rivedere i propri concetti di Diritti Umani con milioni di nuovi cittadini con diritto di voto che hanno un concetto di Diritto opposto al nostro. Pensate per esempio alla possibilità che tra qualche anno ci sia un partito islamico in Italia che proporrà l’introduzione della Sharia come è già successo in Gran Bretagna. Se si difendono i Diritti Umani questo non è tollerabile

Questi sono solo cinque buoni motivi per dire di no alla legge per lo Ius Soli, ma ce ne sono molti altri di cui magari parleremo un’altra volta per non tediare i lettori con articoli chilometrici. Fatto sta che noi riteniamo che l’introduzione dello Ius Soli in Italia sia un errore madornale sia perché a livello di integrazione non si avrà alcun vantaggio, sia perché diverrebbe un detonatore per tutta una serie di violazioni dei Diritti Umani intollerabili. Magari la Kyenge e tutti i fautori di questa legge possono passarci sopra, noi no.

Carlotta Visentin

Fonte: http://www.rightsreporter.org/ius-soli-cinque-buoni-motivi-per-dire-di-no/

Prestami il tuo braccio

Se mai avessi avuto dei dubbi – e non li avevo – la necessità da parte palestinese di utilizzare sempre materiale fasullo per portare avanti le proprie ragioni li abbatte tutti.
Ma per queste falsità, per questa cultura dell’odio, la prima vita che distruggono è la loro: davvero si preparano a morire senza avere mai assaporato la vita. Secondo me invidiano la gioia del popolo d’Israele.

Federazione Sionistica Italiana

Quando la mistificazione non si fa scrupolo di utilizzare morti per attizzare l’odio. Oggi il web è stato inondato da una foto spacciata come quella di Abu Maysara Hamdiya, un prigioniero palestinese, morto questa settimana in un carcere israeliano, la morte del quale è stata presa a pretesto per scatenare una nuova ondata di violenze nella West Bank.

Hamdiya soffriva di cancro, e l’accusa è che egli non abbia ricevuto le cure mediche di cui aveva bisogno. La foto lo mostra ammanettato a un letto di ospedale e insinua che gli fossero stati inflitti trattamenti crudeli, inumani durante la sua pena detentiva.

 

Il portavoce israeliano del Prison Service, Sivan Weizman, ha spiegato che  erano state prese tutte le precauzioni necessarie per la salute di Abu Hamdiya, tra le quali il trasferimento in un carcere più vicino a strutture ospedaliere. Ricordiamo che Hamdiya in effetti è morto nell’ospedale di…

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TU E LUI

Un grazie dal più profondo del cuore e tutta il mio appoggio e la mia solidarietà ai meravigliosi soldati dell’esercito israeliano, che ogni giorno combattono per la nostra vita contro una cultura di morte.

ilblogdibarbara

Traduzione del testo che compare in sovraimpressione

– Tu resti sveglio fino a 16 ore – lui rimane sveglio per giorni di fila
– Tu ti prendi belle lunghe docce calde tutti i giorni – lui marcia e striscia per giorni senza una goccia d’acqua
– Tu ti lamenti per il mal di testa e ti dici “malato” – lui viene gravemente ferito da un proiettile e vuole tornare sul campo di battaglia
– Tu protesti e lo chiami assassino – lui combatte ancora per il tuo diritto di protestare
– Tu invii una lettera d’amore alla tua ragazza – lui scrive una lettera per rompere con lei prima di andare in guerra
– Tu abbracci e baci la tua ragazza come fai ogni giorno – lui tiene la sua lettera aperta e le lacrime cadono dai suoi occhi
– Tu guardi felice il tuo bambino che dorme – lui riceve…

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Quel modo di comportarsi dei ragazzi

LE LUNE DI SIBILLA

adolescenti“E’ PIU’ FACILE INSEGNARE CHE EDUCARE, PERCHE’ PER INSEGNARE BASTA SAPERE, MENTRE PER EDUCARE E’ NECESSARIO ESSERE” (A. Hurtado)

In uno dei precedenti post mi chiedevo la ragione di certi comportamenti dei ragazzi, provo a rispondere, sollecitata anche da alcuni commenti al post citato.

Tanti ragazzi mancano di semplice buona educazione, perchè è giusto dire le cose come stanno: nessuno gli ha insegnato a rispettare il prossimo, a non interrompere mentre qualcuno parla, a salutare, ringraziare, chiedere per favore, non gli hanno insegnato a stare seduti composti, a non fare rumore mentre si mangia o si beve, a non mettersi le dita nel naso, a portarsi sempre i fazzoletti, a non alzare le mani. La conseguenza è che, questi individui, sono dei primitivi, che non hanno neppure il controllo dei loro istinti primari, sono ingombranti quando fanno qualsiasi movimento e non hanno la percezione che, nei rapporti sociali, esistono delle…

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Sul merito (di Alessandro Robecchi)

mentre aspetto...

Merito? Eguaglianza!

 

Il ‘merito’ è una truffa. ‘Far progredire i migliori’, proclamano i pasdaran del merito. Ma a chi spetta valutare le capacità altrui, se non a coloro che, spesso tutt’altro che meritevolmente, stazionano in cima alla scala sociale? Eppure, anche dal basso s’invoca il merito, fingendo di non sapere che la valutazione finale spetterà agli inquilini dei piani alti. Cioè ai privi di merito.

di Alessandro Robecchi, da MicroMega 8/12

Noi dobbiamo tutti lavorare per fare in modo che quando voi
tra alcuni anni arriverete al mercato del lavoro questo sia un paese
diverso, che non fa andare avanti per raccomandazioni e
per conoscenze, ma che premia le persone che meritano come voi.
Emma Marcegaglia, 2010


Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, 1967

Un fantasma si aggira per l’Italia. E non è Angelino…

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Choosamy ‘sto cazzo (by verbasequentur)

Stamattina la ragazza (straniera, ma in italia da un decennio, con una padronanza della lingua migliore della mia e con una figlia nata e vissuta in italia che detesta le vacanze dalla nonna nel “paese di origine”) che viene a far le pulizie (a.k.a. a far sembrare casa nostra un po’ meno avamposto gatto, per quelle due ore a settimana) mi ferma prima che esca e mentre le offro un caffè mi chiede se è vero che ora lo stato italiano requisirà i tfr maturati dai dipendenti pubblici e privati. Io col mio caffè mi ci strozzo, e mentre la rassicuro che nessuno requisisce niente, c’è solo una tassazione diversa ma per chi ha un tfr superiore al milione, la ascolto che racconta del marito, lavoratore regolare, da dieci anni nella stessa azienda, una mansione molto umile, uno stipendio da fame (da fame vera), che ha chiesto un anticipo di tfr per bisogno ed il “padrone” gli ha risposto “c’è crisi” (quindi i tuoi soldi me li tengo io).

La ditta io la conosco, è nota in città, è florida e produce cose carissime, ma che vanno a ruba.
C’è crisi. Sì, e tu hai la Ferrari.

Poi vado da una giovane dottoressa per lavoro, una tizia che era bravissima al liceo, poi all’università, poi in specialità, ora fa due lavori praticamente, si tira su due bimbi ed ogni tanto ha l’aria così stanca che mi verrebbe da abbracciarla. Mi chiede di avvisare se ho notizie di qualcuno che cerchi personale, ha un’amica, sola e con bimbo a carico, che è senza lavoro da 8 mesi. Mi dice che è una persona in ordine e che le va bene tutto: impiegata, magazzino, operaia, cameriera, lavar scale, tutto. Purchè onesto.

Io ho questa sensazione di vuoto cosmico perchè non so quant’è che non vedo nuove assunzioni tra i miei clienti. O meglio le vedo, ma si va dallo stagionale per un mese al saldatore interinale per mesi tre. Qualche sostutuzione di maternità spacciata per stage. Tante dimissioni.

Sempre stamattina mi rendo conto che le pulizie condominiali le fa, di recente e previa disdetta all’impresa che se ne occupava, una famiglia del mio palazzo. “E sei sveglia”, direte voi. No, è che io pensavo fosse una delle giovani studentesse che vivono qui che voleva guadagnare qualcosa, e invece mi sono resa conto che non è la ragazzina che ha bisogno: è la famiglia. La sua famiglia.

E ancora Lord, che ha un titolo di studio “pregiato”, di quelli che o hai davvero la voglia o ti spari, ed un curriculum spaventoso, che è un work-addicted da 14 ore/giorno, che fino a ieri lo chiamavano dall’estero per proporgli iper-contratti, dove lavora si trova male e non c’è un filo d’erba a cui attaccarsi. Morto tutto. Fermo tutto.

Vedo il Tecnologico e le cose che han dovuto inventarsi da lui per tenere in piedi l’azienda.
Vedo mia madre che lavora come un mulo di montagna, ed alla sua età dovrebbe essere in pensione da un decennio, e invece è qui perchè lei è il valore extra della nostra microditta e se non ci fosse lei io, non mi vergogno a dirlo, colerei a picco, perchè la parte che seguo io in questo momento non basta a tenersi il cliente, ci vuole Wolf che risolve i problemi con 40 anni di esperienza e due lauree: che io non ho.

Poi torno a casa e mi leggo – proprio oggi – quell’altra genio di ministro di stoca’ e la sua uscita sui giovani che schifano il lavoro.
No, ma allora: e bamboccioni, sì lo so che lui poi è morto, ma lo avete mai letto il curriculum di Padoa Schioppa? Un privilegiato allucinante che accusava la gente normale di essere privilegiata.
Poi sfigati, non mi ricordo manco detto da chi.
Adesso pure schifiltosi. Che il lavoro ci sarebbe, ma vogliamo tutti la scrivania del direttore Megagalattico.

Quello che fa male, e a me FA MALE, sono al di là dello stato d’animo con cui uno si incazza, è che tutte queste considerazioni meschine e volutamente menzognere e totalmente inadeguate per il ruolo vengono da esponenti di una generazione che ha fatto per il mio paese più danni della seconda guerra mondiale. Una generazione di gente che si è appropriata di ogni risorsa e di ogni posizione di potere, pagando il silenzio assenso del resto del paese con 30 anni di benessere sparato totalmente fittizio ed il cui conto viene presentato oggi, adesso, a noi. A noi, che siamo andati in asilo a 24mila lire annue (ho visto le ricevute anni fa, non sto cazzarando. E non venitemi a dire che erano tantissimissimi soldi all’epoca. Era la fine degli anni ’70) e che facciamo figli che vanno in asili da 400 euro AL MESE, noi che DOBBIAMO lavorare entrambi (io alle elementari se non ero l’unica su 20 che aveva la mamma lavoratrice poco ci mancava) per campare in due, figurarsi in tre, noi che lavoreremo fino ai 75 anni per pagare le pensioni di quelli che ci sono andati a 35 e di quelli che ci sono andati a 60 prendendo di pensione il triplo del mio stipendio per fare lo stesso lavoro, a questa mia generazione di assunti co.co.co da persone che hanno vissuto con il tempo indeterminato, le ferie, i permessi pagati ed i bonus produzione.

Fatemi capire: ci avete allevati nel benessere, in uno stato dove molto era garantito e gratuito, e adesso ci presentare il conto, il conto di quell’asilo, di quel medico, di quella scuola media, di quei marciapiedi rifatti ad ogni elezione di sindaco, di quelle strutture pubbliche inaugurate e mai usate, di quegli acquedotti che non vedono manutenzione dai tempi dell’Augusto Cesare e di alcune centinaia di migliaia di nullafacenti o mezzofacenti piazzati ovunque nel paese, che però “portavano voti”. Ok. Noi pagheremo il nostro asilo e quello dei nostri figli. L’università che abbiamo frequentato e quella che frequenteranno i vostri nipoti. La nostra pensione e quella dei nostri genitori. Ok.

Ma anche gli insulti no, eh.

Se devo vivere come una gallina di batteria, voglio il sorriso paterno e rassicurante del signor Amadori davanti a me, e non, cara Elsa, la tua faccia cascante da vecchiazza milionaria che c’ha un ananas nel culo e porcomondo! non c’è neanche un negro nei paraggi che la aiuti a svitarselo.
Prova con la vasella Elsa, credi a noialtri che ne sappiamo qualcosa.

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Ricordare Carlo Sgorlon (di Sara R.)

Complici le ferie non ho raccontato su questo mio blog-promemoria una delle “azioni” più “sovversive” dell’anno: ho scritto con Rossella una lettera al Messaggero Veneto per ricordare Carlo Sgorlon. L’hanno pubblicata dopo un mese. Eppure eravamo state così attente a scrivere a ridosso dell’anniversario della sua nascita in modo da dare un tocco di “notizia” al tutto! E invece han preferito aspettare la settimana di ferragosto, quando compra il giornale poca gente, per pubblicare quanto segue:

Dal Messaggero Veneto del 19/08/2012

Sgorlon I suoi libri quasi introvabili 

«Il viaggio più strano che un uomo può fare, infatti, è quello attraverso il tempo», Carlo Sgorlon.

Sarà la distanza, essendo due friulane, poco più che trentenni, finite a Roma, sarà l’età, ma ci siamo accorte che c’è qualcosa, o meglio qualcuno, in questo nostro amato Friuli che rischia di essere cancellato? Può la letteratura morire? Può la scrittura essere dimenticata? Abbiamo paura che questo possa accadere e ne abbiamo le prove. Se oggi un ventenne si trovasse di fronte al nome di Carlo Sgorlon cosa potrebbe saperne? Dalle librerie sono spariti quasi tutti i suoi libri. I suoi maggiori successi non sono più ristampati da anni. Nelle biblioteche se ne trovano volumi oramai consunti. Occorre scandagliare i mercatini dei libri usati per raccogliere qualche volume delle sue opere. Per assurdo è più facile trovarne a Roma che in Friuli. Com’è potuto accadere? Siamo rimaste davvero solo in due ad aver bisogno della sua “penna d’oro”? A poco valgono le celebrazioni (saltuarie) di uno scrittore se si lascia morire la sua scrittura. Il Friuli di Sgorlon era magico e senza tempo, ma non di meno reale, capace di guardare ad ogni epoca. Ancor prima che l’ecologia fosse una moda ne «Il patriarcato della luna» si incoraggiava il rispetto dell’ambiente assieme all’innovazione come capacità di coniugare esigenze umane e ricchezze naturali. Davvero non abbiamo più bisogno di questi stimoli? Perché non recuperare almeno in versione digitale le opere di Sgorlon? Perché non restituirgli quell’affetto che ha sempre cercato da parte della propria gente senza riuscire spesso a sentirlo? Occorre davvero andare lontano per accorgersi che occorre qualcosa che sappia raccontarci da dove veniamo?” -Rossella Di Bidino e Sara Rocutto Roma

Ecco, ho avuto quasi l’impressione che non sia stata una lettera molto gradita: qualcuno mi ha detto che Sgorlon era di destra, che ha detto in vita cose fuori luogo, che non è molto ben ricordato per questo. Eppure nei suoi libri io non ho trovato traccia di quanto gli viene attribuito e così neppure nella sua autobiografia.

Così mi chiedo se forse non sia il risultato di una vita poco mainstream, se non sia l’effetto dell’aver saltato qualche salotto buono, questo vedere uno scrittore che scivola nel dimenticatoio, in modo immeritato, almeno per quanto riguarda tante sue pagine.

E mi chiedo se forse non valga per la vita di tutti e in modo sempre maggiore: vale cercarsi risposte solo nuotando nella corrente principale, guai deviare, cambiare letto, guardare altrove. Si rischia la marginalizzazione, la dimenticanza, la sparizione.

Chissà se capita in ogni regione d’Italia o è solo il Friuli Venezia Giulia così portato a mettere all’angolo i suoi elementi più originali?

O forse vale l’antica regola che nessuno è profeta in patria?

Non so: certo è che per quest’uomo ho ancora più simpatia e sento ancor più prezioso il valore di portarne memoria, almeno letteraria.

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Al capezzale dell’Italia malata (di quarchedundepegi)

Ippocrate è considerato il padre della medicina moderna. Questo disse:

Anni fa mi trovai a scrivere un articolo su un argomento medico. Lo scrissi per la gente comune e lo scrissi con parole normali e comprensibili.

Volli che fosse stampato quello che Ippocrate disse e che è ben leggibile nel riquadro.

Ma chi era effettivamente Ippocrate?

Era un medico greco (460-375 avanti Cristo) e fu una delle figure più rappresentative della medicina antica, perché tentò di liberare questa scienza dalle componenti magiche e superstiziose.
Ai suoi allievi chiedeva di pronunciare davanti ad Apollo, dio della medicina, un giuramento con il quale si impegnavano ad esercitare la professione in un modo che si potrebbe definire semplicemente onesto.

Esiste tutt’ora, per i medici, il GIURAMENTO MODERNO DI IPPOCRATE:

Consapevole dell’ importanza e della solennità dell’ atto che compio e dell’ impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’ uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’ “accanimento” diagnostico e terapeutico.

Fin qui quello che accade o dovrebbe accadere in medicina.

Nella nostra vita di tutti i giorni ci stiamo confrontando col “comportamento” di alcuni TECNICI che sono stati chiamati al capezzale dell’inferma Italia. Prima di procedere, secondo i consigli di Ippocrate, avrebbero dovuto chiedere all’Italia, o ai sui rappresentanti, se desiderava eliminare le cause della malattia. Poi avrebbero dovuto o potuto procedere.

Chi sono i Rappresentanti dell’Italia? Credo i Parlamentari i quali, anziché il GIURAMENTO DI IPPOCRATE credo abbiano giurato fedeltà alla COSTITUZIONE.

Non sono né un Tecnico e neppure un parlamentare. Sono un normalissimo cittadino italiano che vive all’estero, che guarda la propria patria molto da vicino e che, grazie ai moderni mezzi di comunicazione, riesce, giorno dopo giorno, a farsi un’idea del comportamento dei MEDICI TECNICI nonché dei rappresentanti, democraticamente eletti, della MALATA ITALIA.

Ippocrate visse molto più di 2000 anni fa e, con poche parole, mise a fuoco la cosa più importante e necessaria da prendere in considerazione prima di accingersi curare un ammalato.

I MEDICI TECNICI l’hanno fatto? Hanno chiesto ai rappresentanti del paziente se volevano eliminare le cause della malattia? E i rappresentanti del paziente, cioè GLI ONOREVOLI E I SENATORI, hanno accettato di eliminare le cause della malattia?

Siamo tutti portati a pensare che il desiderio di eliminare la cause della malattia faccia parte del desiderio di tutti noi e di TUTTI LORO. Ma è proprio così. Credo di no.

Credo proprio di no. Dopo molti mesi, se ci fosse determinazione, ci sarebbe anche qualche certezza. C’è la certezza che ho trovato in questa figura; c’è la certezza dei molti suicidi e l’incertezza, ancora oggi, dell’ammontare dell’IMU.

Si parla spesso di MALASANITÀ. Si è arrivati a parlare di “MALAPOLITICA”.

I medici e gli operatori sanitari che sbagliano devono fare i conti con la Magistratura, i tecnici e i politici che sbagliano e continuano a sbagliare, sono sempre in primo piano a predicare quello che si dovrebbe fare.

MAH!

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“Super Mario Monti Sciò” (di Melodie Stonate)


Battute su Mario Monti trovate girovagando per siti :

Lo spread continua a salire perché a Monti non piace vincere facile.

Monti non beve caffé per non correre il rischio di lasciare dei fondi neri

Quando Mario Monti trova un amico, trova un tesoretto.

Quando Mario Monti dava la paghetta ai figli, pagava loro i contributi.

Mario Monti è nato sotto il segno del Bilancio.

Mario Monti come aperitivo non beve lo spritz, beve lo spread.

Mario Monti fa risalire anche le borse sotto gli occhi.

Quando Mario Monti e Dracula si incontrano, Dracula si fa il segno della croce.

Mario Monti è talmente istituzionale, che quando è nato si è congratulato con sua madre.

Mario Monti ha indicato un nuovo piano pensioni. Si potrà vivere fino a 65 anni.

Quando Mario Monti prende le distanze, poi le restituisce.

Mario Monti ha cambiato l’Italia presentando semplicemente lo scontrino.

Per far arrivare Mario Monti al 2013, i Maya hanno posticipato di un anno la fine del mondo.

«Dal bunga bunga al banca banca».

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Il paese senza nome (di Alessandra Lucini)

Questa storia si svolge in un paese di cui non conosco il nome, come lo chiameremo lo decideremo alla fine. Conosco bene però il nome di tutti i suoi protagonisti e ora ve la racconto.

Dunque, in questo paese regnava un re di nome Buonsenso, il quale governava molto bene e molto giustamente, era aiutato però da alcune fanciulle molto carine e allegre che si chiamavano Educazione e Gentilezza.

La cittadina viveva molto tranquillamente, nessuno litigava e gli abitanti erano molto amici fra di loro.

Un malaugurato giorno però, giunse in quell’ameno agglomerato una gran dama che si chiamava Libertà.

Era bellissima, coperta da veli colorati e leggeri che sventolavano al minimo spiffero d’aria e danzava così bene ma così bene che tutti si incantarono nel vederla. Danzava tutto il giorno e ovunque e ammaliava chiunque le posasse lo sguardo addosso.

Persino re Buonsenso ne rimase incantato e si innamorò di lei, Libertà era molto sveglia e in poco tempo riuscì a prendere il posto di Buonsenso e prese in mano il governo.

Tutti gli abitanti la adoravano e la veneravano, con Libertà al comando si poteva fare tutto ciò che si voleva e, naturalmente, a parte le poche persone nostalgiche del governo di Buonsenso tutti cominciarono a seguirla.

Gli automobilisti cominciarono a mettersi al volante delle loro auto anche dopo aver bevuto un po’ troppo, e anche quando magari i freni non funzionavano molto bene o quando addirittura non sapevano ancora guidare, passavano col semaforo rosso, correvano veloci attraversando i centri abitati, insomma un vero problema.

Gli scolari rispondevano male alle maestre, le maestre a loro volta insultavano gli alunni, i genitori si arrabbiavano e chi più ne ha più ne metta.

I ragazzi con Libertà al governo cominciarono a sporcare i luoghi pubblici, a rispondere maleducatamente agli anziani e così via.

Buonsenso cominciava ad essere seriamente preoccupato di questa situazione ma non riusciva a cambiarla, Gentilezza ed Educazione passavano le loro giornate a piangere perchè nessuno le voleva più e finirono col chiudersi in una cameretta piccola piccola per non farsi più vedere da nessuno.

Il paese era diventato un enorme e disordinato parcheggio di auto, nessuno rispettava più le regole, pensate che persino i Carabinieri si erano innamorati così tanto di Libertà che non facevano più il loro dovere ma trasgredivano alle regole proprio come tutti gli altri.

Per non parlare dei politici poi, ne combinavano di tutti i colori, cambiavano le leggi, spendevano i soldi dei cittadini per loro stessi, avevano messo su una faccia tosta incredibile.

Nessuno rispettava più gli orari e si sentivano tutti in diritto di arrivare con ritardo agli appuntamenti non curandosi minimamente degli impegni degli altri.

Insomma era proprio un grande parapiglia nel quale tutto sommato, nessuno viveva bene perchè tutti si arrabbiavano con tutti e finivano col litigare.

Buonsenso era annientato e incapace di reagire.

Venne un giorno però in cui Libertà esagerò combinando un grosso guaio.

Portò a spasso un virus cattivo che nel giro di pochi giorni si infilò nel corpo di tutti  gli abitanti del paese facendoli ammalare.

Tutti stavano male, anche il Medico del paese stava malissimo, successe allora che nessuno fu più  in grado di soccorrere un’altro perchè tutti erano malati.

Si ammalò anche un bambino molto piccolo, non aveva ancora sei mesi, piangeva  disperato, i suoi genitori riuscirono, anche se molto deboli, a chiamare un’ambulanza di soccorso perchè lo trasportasse nell’ospedale più vicino.

L’ambulanza con i soccorritori a bordo partì velocissima ma quando  giunse in quel paese lo trovò intasato da Automobili parcheggiate male. Non riusciva proprio a passare in quel groviglio e perse molti ma molti minuti   preziosi.

Conclusione, purtroppo il bimbo morì lasciando i genitori in uno sconforto indicibile.

I soccorritori si arrabbiarono tantissimo “Ma dov’è finito Buonsenso? – gridavano- Educazione e Gentilezza dove sono???!!!!Ma dov’è andata Coscienza????!!!!!

Urlarono così forte e tanto che li udì anche Buonsenso che, scoperto l’accaduto, si vergognò e pianse tutte le lacrime che possedeva nelle sacche degli occhi.

Ma, siccome le lacrime sincere sono magiche, si infilarono in un buchino piccolo piccolo del pavimento facendo una vera doccia ad una fatina addormentata che si svegliò di colpo ed uscì dal buco in cerca di luce e aria.

Vide Buonsenso disperato, saltò sulla sua spalla e gli parlò nell’orecchio.

“Smettila di piangere, non risolvi niente così, piuttosto cerchiamo di fare qualcosa per questo paese”.

“E tu da dove vieni? – domandò stupito Buonsenso – chi sei ?”

“Mi chiamo Coscienza, e parlo sempre a voce molto bassa, mi ero addormentata, ma finalmente oggi il Buon Dio ti ha fatto piangere e mi hai risvegliata con le tue lacrime sincere”

Buonsenso era felice che qualcuno gli parlasse, nessuno lo faceva più da molto tempo e così continuò ad interrogarla:”Ma cosa possiamo fare per far tornare le cose a posto? Quel bambino non si è salvato ed è anche colpa mia, sono afflitto, disperato!!”

Ma fatina Coscienza lo consolò:”Lo so che soffri molto, ed è proprio per questa ragione che dobbiamo fare in modo che questo non accada mai più”
“Ma come, come – domandava Buonsenso fra le lacrime.

“Bisogna cercare la Signora Responsabilità, è l’unica che ci può aiutare”

“E dove si trova questa signora? – si interessò Buonsenso-

“Nel bel mezzo di un bosco, un incantesimo la tiene  prigioniera, ma io so qual’è la formula che la può svegliare. Ti darò tutte le indicazioni per trovare l’albero sotto il quale si trova, e ti insegnerò la formula magica.

Però dovrai andare tu da solo,io ti aspetterò alle porte del paese”.

Buonsenso non si attardò neppure un minuto e partì alla ricerca della Signora Responsabilità.

Camminò tre giorni e tre notti senza mai fermarsi fino a quando l’albero che gli aveva descritto la fatina apparve davanti a lui più bello e maestoso che mai.

Era  proprio come Coscienza glie lo aveva raccontato, metà bianco e metà nero, i rami erano perfettamente uguali in dimensione sia dalla parte bianca che dalla parte nera. Il tronco era grande e robusto e anche lui si divideva perfettamente nei due colori. Era l’albero dell’Equilibrio!

Il Re era stanco ed emozionato, si sedette su un grande masso e ripassò mentalmente la formula che Coscienza gli aveva insegnato, quando si sentì pronto urlò a gran voce “Responsabilità!!!! La libertà di ogni individuo deve terminare quando ne danneggia un altro!!!!!”

Trascorsi alcuni secondi un fenomeno fantastico si verificò  davanti ai suoi occhi. Il bianco ed il nero cominciarono a mescolarsi tra di loro dando vita ad un grigio chiaro e lucente, i rami si trasformarono in lunghi bellissimi capelli raccolti da un filo di perle grigie e poi si materializzò un volto di donna stupendo.Il tronco andò a formare braccia busto e gambe.

Dopo un minuto la donna, col suo abito sobrio e lungo stava in piedi di fronte a lui e lo guardava con un’espressione intensa, buona e severa nello  stesso tempo.

“Mi hai chiamata???- pronunciò la donna- eccomi, cosa posso fare per te?”

Buonsenso si trattenne a stento dal dirle “Sposarmi”, era così affascinato da quella figura che quasi non riusciva a parlare.

Dopo essersi ripreso da quella visione cominciò a raccontarle ciò che stava accadendo in città, la donna lo ascoltava in silenzio con attenzione muovendo il capo ogni tanto per far intendere a Buonsenso che aveva capito.

Lo prese per mano e lo invitò a seguirla, si avviarono verso il paese discorrendo tra di loro e a un certo punto si accorsero che c’erano alcuni folletti che li seguivano, uno disse di chiamarsi Rispetto,  un altro Tolleranza e un altro ancora Dialogo.

Alle porte della cittadina, come aveva promesso, c’era Coscienza che si era trascinata dietro anche le fanciulle Gentilezza ed Educazione, si salutarono tutti felici e insieme cercarono Libertà che stava svolazzando per il paese sempre più spregiudicata e arrogante.

Quando la videro stava arrampicata su un melo e tirava i  suoi frutti addosso a tutti quelli che passavano.

“Scendi da lì e ascoltaci – intimò il gruppo – dobbiamo mettere in chiaro molte cose”

Libertà non si era mai trovata a dover affrontare tanta gente così unita e provò a scherzare con loro ma quando vide che quell’atteggiamento non funzionava scese dall’albero e li ascoltò.

“Da ora  in poi non andrai mai più in giro da sola, ti affiancheremo sempre tutti noi e  tu non farai mai più nulla senza prima consultarci” – disse Buonsenso.

Responsabilità  la guardava con i suoi occhi profondi e severi mettendo a disagio Libertà che però le disse con  molta sfrontatezza “Tu non sei bella come me, non sai danzare come me e non sei spensierata come lo sono io”

Ma la donna in grigio non si scompose, continuava a fissarla mettendola sempre più in imbarazzo.

Intanto tutti gli altri folletti e Coscienza avevano formato un cerchio intorno a Libertà come volessero chiuderle ogni possibilità di fuggire, poco più distante le due fanciulle Educazione e Gentilezza controllavano ogni suo piccolo movimento.

La danzatrice si sentiva davvero disarmata di fronte a quell’assemblea che non ammetteva repliche .Si sentiva sola, avvilita e pentita, e, udite udite, due lucciconi le apparvero negli occhi che fino a pochi istanti prima avevano incantato ogni individuo.

Ma la saggezza dei componenti del gruppo era infinita e   sapevano che se il Buon Dio ci ha dato Libertà  essa deve esistere entro certi  limiti.    Responsabilità parlò a nome di tutti.

“Ci saranno ancora dei momenti in cui sarai completamente libera, potrai danzare fin che vorrai ma solo dove e quando ti dirò io”
Libertà non potè che chinare il capo di fronte a quella donna in grigio che pur essendo bellissima non si dava proprio nessuna importanza, era seria e  sobria e aveva un’espressione sul volto molto serena.

Sapete dove le è stato concesso di andare completamente sola?

Nelle penne degli scrittori e dei poeti, nei pennelli dei pittori e lì, quando ci va, ne combina davvero “di tutti i colori “, e va spesso nelle parole dei bambini. Soprattutto danza felice quando si infila nei sogni delle persone.

Lì davvero è completamente libera di raggiungere anche i luoghi più lontani, persino quelli che non esistono. E allora la sua danza diventa meravigliosa, i suoi veli svolazzano nel vento e lei intona una melodia che arriva nel cuore delle persone e le fa sorridere di vera felicità.

Ma quando le persone si svegliano è sempre controllata dal gruppetto della saggezza, e ci sono proprio tutti :Buonsenso, Responsabilità, Coscienza, Rispetto, Tolleranza, Dialogo, e le fanciulle Educazione e Gentilezza chiudono il corteo. Ora si vive davvero meglio in quel paese.

Vi siete accorti che in questa storia mancano due personaggi? Chissà dove sono finiti… si chiamano Giustizia e Democrazia, li avete visti? Secondo  me si sono nascosti nel titolo di questa storia o nel nome del paese in cui si svolge,  proviamo a chiamarli?

Se questa favola non vi è piaciuta avete Libertà di  dirlo, non danneggiate nessuno se lo fate, anzi aiutate chi l’ha scritta a migliorarsi; e se vi è piaciuta io ne sono molto felice.

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