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Archivio per la categoria ‘Sentimenti’

Amare o non amare? Vivere o non vivere? (di Claudio Torchio)

Credevo di essere libera, perché non mi sono mai piegata a nessuno. Oggi capisco di essere schiava: di me stessa.

Questa strada ha un cuore?

Casualmente (?) mi sono imbattuto in questo stralcio da un libro di Leo Buscaglia:

A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi;
a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali;
a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
a mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
a esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti;
a vivere c’è il rischio di morire;
a sperare c’è il rischio della disperazione e
a tentare c’è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e…

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Signore (di Margaret Collina)

Io la trovo splendida…

Il dramma dell’anoressia (di almalivre – pau_)

Starving for perfection [30.04.2009]

Pubblicato da pau_ in 12 settembre 2012

Ecco ciò che, con mio grande sgomento, lessi qualche tempo fa tra i fotogrammi di un video.

Un’ex (?) anoressica.

Foto di lei bambina.

Foto di lei ragazzina (magra).

Foto di lei sempre ragazzina (molto magra).

Foto di lei quasi pronta a spiccare il volo.

Foto di lei sorridente: un mucchietto d’ossa.

Foto di lei di nuovo sana.

70 chili.

Un sorriso quasi ebete per l’enormità della distanza che la divide oggi dal mondo. Una dichiarazione Pro Ana come tante. Pro Ana = Pro Anorexia. Ecco cosa pensa quella ragazza. Cominciò a “disciplinarsi” per sentirsi forte e sicura di sé (questo è ciò che credono in tante: “non riesco a controllare il mondo e le persone? controllo il mio corpo!”). Quella ragazza – dice – era stata una ragazzina in gamba. Intelligente, studiosa, sportiva.

“Ma non era abbastanza. O forse, era troppo.”

Così l’estremo sadismo. Non mangiare per dimostrare di poter fare a meno di ciò che è irrinunciabile per tutti. I chili scompaiono come bolle di sapone, e sembra che il cuore sia leggero come il resto del corpo.

“Le mie braccia diventavano leggere: le mie ali. Avessi potuto, sarei volata via
dalla vita…”

Un delirio d’onnipotenza.

Quando fai di tutto per scomparire, non è che vuoi restare sulla terra ad attirare polvere. Ti senti quasi più spirituale. Il mondo non lo senti più; il tuo cuore è altrove, e non senti più battere quello delle persone a cui sei vicina…

“Mangiavo troppo per morire, e troppo poco per continuare a vivere…”

Ma è questione di un momento. Dal buio di una stanza a un letto di corsia: il passo è troppo breve. Prima sentivi il calore della tua forza – di quella forza che permetteva al tuo spirito di schiacciare il tuo corpo. Improvvisamente hai cominciato a sentire freddo, tanto freddo, perché ci vuole un fuoco immenso per tenere accesa la tua anima al galoppo, e le tue periferie rimangono all’addiaccio. Improvvisamente. Solo tu sai di quale forza hai bisogno per frenarti e per tornare indietro: ma lo vuoi? lo vuoi davvero? A questo non sai più rispondere. Si può perdere il controllo credendo di mantenerlo? di mantenere saldo il comando su di te? La ragazza di YouTube è finita in clinica, per la volontà di genitori inebetiti dalla disperazione e dall’impotenza.

“Qui dentro è sempre inverno. Puoi riempire tutto di fiori, ma è sempre inverno…”

E cosa succede nelle cliniche? Non lo so, probabilmente il lavaggio del cervello e alimentazione coatta. Quella ragazza riprese in qualche mese due dozzine di chili, ma soffrendoci come un cane. Era ancora convinta che l’inferno di pesare come una piuma, avendo il cuore pesante come piombo, fosse meglio di avere i piedi ben piantati per terra grazie a una sana e viva massa carnale. Oggi?

“Sono una donna anoressica nel corpo di una donna sana…”

Una specie di rimpianto… Il ricordo dell’unica, vera amica: Ana. Dolce, forte, maestra di disciplina e di autostima, tanto bella e promettente, l’unica in grado di fortificare una fragilità dando l’illusione del potere/amore/devozione verso di sé. Se un’anoressica guarisce per le ragioni sbagliate – perché si è sentita costretta o perché ha avuto paura di morire – la soluzione è stata un canto di sirene. Quella malata marcisce sugli scogli fioriti di Anthemoessa.

L’isola fiorita, un fallimento, un’offesa.

“La cosa più terribile non è morire, ma restare. Restare senza esserci mai, senza
andarsene, senza sapere dove andare…”

Qual’è l’unica verità di un’anoressica? Assomigliare a un corpo da copertina? Sentirsi figa perché in grado di sacrificarsi? Oppure un disagio profondo, una voglia di punirsi, il sogno incoffessabile di
distruggersi? Cosa differenzia l’assunzione di una droga, di uno psicofarmaco, o altri disturbi alimentari come la bulimia, l’obesità indotta, lo stupro e la violenza? Cosa? Solo l’oggetto di vituperio: sé stessi, gli altri, o entrambi… E allora stuprare il proprio corpo cercando di farlo collassare, e consumarsi, e spegnersi, a forza di volerlo sapere avvilito e inerme; avere il masochistico piacere di sentirsi fisicamente fragili… cos’è tutto questo? Volontà di nuocersi, volontà di sparire o di andarsene via. Via, via da qui. Niente più ti lega a questi luoghi, nemmeno questi fiori azzurri. Via, via… lontano…

“Il male che hai dentro è così grande, e non diventerai mai così piccola da non
contenerlo…”

La vita è fatta di bene e di male. Le malattie – quelle che “non ti vai a cercare” – sono improvvise ed ingestibili. Il cuore della gente, irriconoscente. Forse la mente depravata si concentra sulla bruttura delle cose, bruttura tutto sommato superabile; sulla mediocrità di amicizie evidentemente mediocri; sullo squallore di amori evidentemente squallidi. Ma se un albero non ha più rami né foglie, si può ancora chiamarlo albero? Allora non si vede il verde delle foglie oltre i deserti, non si sentono i profumi oltre il fetore: il cuore vede che tutto è grigio e ingovernabile intorno a sé. Una cosa sola la si può ancora controllare: il proprio corpo. Affamarsi a morte in nome della Perfezione. Una disciplina corporale, sadica via crucis di stoicismo suicida. Disciplina che amplifica disagio e sofferenze, col risultato che quel numero infinito di chili in meno (per persone che spesso cominciano a seviziarsi da normopeso) rendono la povera pazza più fragile e più sbiadita umanamente. Quasi cattiva. Sicuramente più brutta. Le più fortunate si scuotono dal di dentro. Pensano, un giorno: “Ma che cazzo sto facendo…?” Si ribellano. Tornano ad essere forti. Ma molte guariscono nel corpo e non nell’anima, forse la maggior parte. Puoi usare tutte le medicine, tutti gli integratori, tutte le cure che vuoi. Puoi cercare la vicinanza altrui, dopo averla rigettata per troppo tempo, ma restare anoressica nell’anima e non saperci fare niente. Puoi ricominciare lentamente a vivere, ma il cuore di una persona malata resta graffiato, batte a rilento, e non so quanto tempo ci possa volere per rimetterlo a posto. Spero che questo mio scrivere – con tutto il suo pressappoco e la sua supponenza (cosa ne posso sapere io di queste cose?) – possa convincere le “pro-ana” (anche inconsapevoli) di quanto sia schifosa e quasi demoniaca questa malattia. Forse qualche sbandatella capiterà qui e mi maledirà, dandomi dell’obesa menagrama (loro ragionano così, da incazzate), e spero che capisca di me almeno questo: io penso che farsi del male fisico sia contro natura, e che rinnegarsi come esseri biologici sia un vero suicidio. Un’assoluta disonestà.

Perciò fa’ piccolo il tuo cuore, e sii felice; ma il tuo povero corpo lascialo così com’è, in pace.  Strazia i dolori e falli morire di fame, ma non te stessa.

Il disturbo alimentare, di qualsiasi genere e gravità, è un rifiuto inconscio, immorale e profondo, della vita e della felicità. I fiori amano essere annaffiati, coccolati, amati, altrimenti avvizziscono… qualsiasi essere vivente desidera il nutrimento, lo desidera, non può farne a meno. Il cordone ombelicale che ci lega al mondo può essere spezzato ma non interrotto. Se viene spezzato, ti dà la morte. Se lo interrompi, ti regala un Limbo. Negarsi il nutrimento significa negarsi il respiro, rinnegarsi come viventi, sconfessare il proprio istinto. Negare di essere nati e di voler continuare a sembrare vivi. E il corpo ha una sua obliqua intelligenza: se gli neghiamo il cibo, diventa estremamente suscettibile… Ne prenderà sempre meno da noi, con sempre maggior diffidenza: forse non ne prenderà mai più, e saremo perduti.

[pau_]

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L’angelo posted by Miriana Lezzi

Guardavo il viso di un angelo

velato di tristezza:

due grandi occhi neri persi nel vuoto

e una lacrima che, lentamente,

rigava le gote…Non erano più lunghi

i suoi meravigliosi capelli

e tra le braccia

non stringeva più la sua bambola…

L’esile corpo,

non più ricoperto

da quell’abitino color caramella

si perdeva in una casacca a righe,

troppo grande per una piccola bimba,

che non aveva più un nome, né dignità.

Osservava il cielo quell’angelo,

là dove, presto, avrebbe librato le sue ali,

fresca,

pura,

libera da quel filo spinato

che aveva squarciato la sua piccola anima

e derubato il suo grande cuore.

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Cambio di stagione (di melodiestonate)

Siamo entrate ufficilamente nella stagione estiva e con il cambio di stagione che, da sempre l’accompagna, tiriamo fuori vestini leggeri e costumi da bagno.

Per mettere ordine tra le persone della propria vita, bisognerebbe utilizzare lo stesso criterio che si applica al rinnovo degli armadi.

Certe persone sono come quei vestiti che non passeranno mai di moda. Abiti che fanno sempre tendenza, di anno in anno, di luogo in luogo. E ti stanno ancora bene, come fosse il primo giorno. Cadono moribidi sulle curve dei fianchi, come una carezza. Sono confortevoli, ti fanno sentire a tuo agio.

Altri abiti, invece, ti fanno ribrezzo solo a guardarli, e non puoi fare a meno di chiederti cosa diavolo ti passasse per la testa il giorno in cui li hai comprati. Sono abiti che ti ricordano la follia di un momento e la stranezza e l’incertezza di un periodo. Quando non sai ancora chi sei, o cosa vuoi, e allora spari nel mucchio. Cerchi – e mica lo sai cosa cerchi – alla rinfusa, senza una  logica , come si fa sulle bancarelle americane. Sono abiti che non indosseresti mai più. Abiti che hanno fatto il loro tempo e un po’ della tua storia. Ma ora bisogna liberarsene, buttarli via, perché non ti appartengono più, non ti rappresentano più. Hanno smesso di sapere chi sei.

E ancora, ci sono abiti che, forse, non ti stanno come una volta. Abiti che si sono slargati, o ristretti. Abiti scoloriti. Abiti deformati da quella centrifuga che è la vita. Ma ci sei affezionata, perché ti hanno accompagnata, e tenuta al caldo, in quelle fasi dei tuoi anni che sono passaggi delicati, in cui uno sente forte il bisogno di un porto sicuro in cui rifuggiarsi, di un abbraccio che abbia il sapore del “sono qui, non ti lascio sola”. Sono abiti che non hai il coraggio di buttare. Hanno fatto da toppa ai rammendi del cuore.

E, infine, ci sono gli abiti di oggi. Abiti acquistati di recente, abiti che ti calzano a pennello, come una seconda pelle e disegnano perfettamente ognune delle tue linee. Quasi le conoscessero a memoria. Abiti che hai sentito “tuoi” fin dal giorno in cui con il nasino schiacciatro contro la vetrina di un negozio hai pensato: “Mio. Lo voglio”.

Sono abiti di cui non ti è ancora dato sapere la sorte, il destino. Non sai dove e quanto a lungo ti accompagneranno. Per quanto tempo ti staranno bene e ti faranno sentire bene. Ma non ci pensi, non te lo chiedi. Te li godi. E poi……quello che sarà, sarà.

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La persona sbagliata (di Melodiestonate)

Non esiste una persona giusta per noi.

Esiste una persona che, se ti fermi un attimo a pensare, è in realtà la persona sbagliata.

Perchè la persona giusta fa tutto giusto, arriva puntuale, dice le cose giuste, fa le cose giuste, alla fine ci porta alla noia;  ma non abbiamo sempre bisogno delle cose giuste.

La persona sbagliata ti fa perdere la testa, fare pazzie, si presenta sotto casa a tua insaputa e ti fa morire d’amore.

Verrà il giorno in cui la persona sbagliata non ti cercherà e sarà proprio in quel momento in cui vi incontrerete che il vostro donarsi l’un l’altra sarà più vero.

La persona sbagliata è, in realtà, quello che la gente definisce una persona giusta. Quella persona ti farà piangere, ma un’ora dopo ti asciugherà le lacrime incoraggiandoti. Quella persona ti farà perdere il sonno, ma ti darà in cambio ore d’amore  indimenticabile. Quella persona forse ti ferisce e dopo ti riempie di gentilezze chiedendo il tuo perdono. Quella persona potrà anche non essere sempre al tuo fianco ma ti penserà in continuazione.

E’ bene che ci sia una persona sbagliata per ognuno di noi perché la vita non è sicura, niente qui è sicuro, quello che è proprio sicuro è che dobbiamo vivere, ogni momento, ogni secondo, amando, sorridendo, piangendo, emozionando, pensando, agendo, desiderando, ottenendo……………

Quella persona adesso è il mio mondo.

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L’albero degli amici (di Melodie Stonate)

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro. Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.

Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.

Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita. Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi. Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta altri amici i quali non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell’anima, del cuore. Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell’anima si installa nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato. Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un’ora. Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro. Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l’altra.

Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l’estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute, continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria. Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino. Ti auguro, foglia del mio albero, pace amore fortuna e prosperità. Oggi e sempre… semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente. Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

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