Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

Archivio per la categoria ‘Sentimenti’

L’angelo posted by Miriana Lezzi

Guardavo il viso di un angelo

velato di tristezza:

due grandi occhi neri persi nel vuoto

e una lacrima che, lentamente,

rigava le gote…Non erano più lunghi

i suoi meravigliosi capelli

e tra le braccia

non stringeva più la sua bambola…

L’esile corpo,

non più ricoperto

da quell’abitino color caramella

si perdeva in una casacca a righe,

troppo grande per una piccola bimba,

che non aveva più un nome, né dignità.

Osservava il cielo quell’angelo,

là dove, presto, avrebbe librato le sue ali,

fresca,

pura,

libera da quel filo spinato

che aveva squarciato la sua piccola anima

e derubato il suo grande cuore.

Link al post originale.

Cambio di stagione (di melodiestonate)

Siamo entrate ufficilamente nella stagione estiva e con il cambio di stagione che, da sempre l’accompagna, tiriamo fuori vestini leggeri e costumi da bagno.

Per mettere ordine tra le persone della propria vita, bisognerebbe utilizzare lo stesso criterio che si applica al rinnovo degli armadi.

Certe persone sono come quei vestiti che non passeranno mai di moda. Abiti che fanno sempre tendenza, di anno in anno, di luogo in luogo. E ti stanno ancora bene, come fosse il primo giorno. Cadono moribidi sulle curve dei fianchi, come una carezza. Sono confortevoli, ti fanno sentire a tuo agio.

Altri abiti, invece, ti fanno ribrezzo solo a guardarli, e non puoi fare a meno di chiederti cosa diavolo ti passasse per la testa il giorno in cui li hai comprati. Sono abiti che ti ricordano la follia di un momento e la stranezza e l’incertezza di un periodo. Quando non sai ancora chi sei, o cosa vuoi, e allora spari nel mucchio. Cerchi – e mica lo sai cosa cerchi – alla rinfusa, senza una  logica , come si fa sulle bancarelle americane. Sono abiti che non indosseresti mai più. Abiti che hanno fatto il loro tempo e un po’ della tua storia. Ma ora bisogna liberarsene, buttarli via, perché non ti appartengono più, non ti rappresentano più. Hanno smesso di sapere chi sei.

E ancora, ci sono abiti che, forse, non ti stanno come una volta. Abiti che si sono slargati, o ristretti. Abiti scoloriti. Abiti deformati da quella centrifuga che è la vita. Ma ci sei affezionata, perché ti hanno accompagnata, e tenuta al caldo, in quelle fasi dei tuoi anni che sono passaggi delicati, in cui uno sente forte il bisogno di un porto sicuro in cui rifuggiarsi, di un abbraccio che abbia il sapore del “sono qui, non ti lascio sola”. Sono abiti che non hai il coraggio di buttare. Hanno fatto da toppa ai rammendi del cuore.

E, infine, ci sono gli abiti di oggi. Abiti acquistati di recente, abiti che ti calzano a pennello, come una seconda pelle e disegnano perfettamente ognune delle tue linee. Quasi le conoscessero a memoria. Abiti che hai sentito “tuoi” fin dal giorno in cui con il nasino schiacciatro contro la vetrina di un negozio hai pensato: “Mio. Lo voglio”.

Sono abiti di cui non ti è ancora dato sapere la sorte, il destino. Non sai dove e quanto a lungo ti accompagneranno. Per quanto tempo ti staranno bene e ti faranno sentire bene. Ma non ci pensi, non te lo chiedi. Te li godi. E poi……quello che sarà, sarà.

Link all’articolo originale.

La persona sbagliata (di Melodiestonate)

Non esiste una persona giusta per noi.

Esiste una persona che, se ti fermi un attimo a pensare, è in realtà la persona sbagliata.

Perchè la persona giusta fa tutto giusto, arriva puntuale, dice le cose giuste, fa le cose giuste, alla fine ci porta alla noia;  ma non abbiamo sempre bisogno delle cose giuste.

La persona sbagliata ti fa perdere la testa, fare pazzie, si presenta sotto casa a tua insaputa e ti fa morire d’amore.

Verrà il giorno in cui la persona sbagliata non ti cercherà e sarà proprio in quel momento in cui vi incontrerete che il vostro donarsi l’un l’altra sarà più vero.

La persona sbagliata è, in realtà, quello che la gente definisce una persona giusta. Quella persona ti farà piangere, ma un’ora dopo ti asciugherà le lacrime incoraggiandoti. Quella persona ti farà perdere il sonno, ma ti darà in cambio ore d’amore  indimenticabile. Quella persona forse ti ferisce e dopo ti riempie di gentilezze chiedendo il tuo perdono. Quella persona potrà anche non essere sempre al tuo fianco ma ti penserà in continuazione.

E’ bene che ci sia una persona sbagliata per ognuno di noi perché la vita non è sicura, niente qui è sicuro, quello che è proprio sicuro è che dobbiamo vivere, ogni momento, ogni secondo, amando, sorridendo, piangendo, emozionando, pensando, agendo, desiderando, ottenendo……………

Quella persona adesso è il mio mondo.

Link al post originale.

L’albero degli amici (di Melodie Stonate)

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro. Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.

Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.

Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma, che ci mostrano cosa è la vita. Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi. Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta altri amici i quali non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino. Molti di loro li chiamiamo amici dell’anima, del cuore. Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell’anima si installa nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato. Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra, salti ai nostri piedi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un’ora. Essi collocano un sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro. Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l’altra.

Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l’estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute, continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria. Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino. Ti auguro, foglia del mio albero, pace amore fortuna e prosperità. Oggi e sempre… semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente. Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

Link all’articolo originale.

Tabula rasa (di violenta fiducia)

Me ne sono accorta perché tra i fiori rosa del lenzuolo continuavano ad aprirsi chiazze gialle. Le stesse macchie erano sui miei jeans, sul pavimento, sul fondo scuro della valigia e ovunque si posasse il mio sguardo. Non ho pensato alla stanchezza, al mal di testa, al foglietto illustrativo chilometrico degli antidepressivi di mia madre, non ho pensato a niente perché non mi serviva più una giustificazione.

Mi sono seduta sul letto, ho premuto i palmi forte contro le palpebre. Sentivo i capelli frusciarmi sulla fronte e sul collo, un rumore insopportabile di vento. Primo, mi sono detta. Poi la mente ha vacillato, mentre la stanza perdeva i contorni. Primo. Non mi ricordo. Non so da che parte cominciare. So che il mio corpo ha un peso, lo sento, ma non sento altro. Ho un organo che pompa sangue e mi garantisce la sopravvivenza. Ma non sento cuore e non sento pulsare. Allora mi viene in mente quel film in cui il protagonista ha una moglie e dei figli, un lavoro e una segretaria, la camicia pulita e le scarpe lucide, una macchina e un giardino, però ha qualcosa dentro, qualcosa come un buco, come un tormento, qualcosa che gli mangia la testa e la luce degli occhi. Un giorno dice a sua moglie che il dottore gli ha suggerito di fare tabula rasa e ricominciare.

Tabula rasa è un posto dove non c’è nessuno. Un posto dove forse anch’io potrei stare meglio perché non sarei che un pensiero sottile. Tabula rasa è un posto dove non mi disgusta il cibo che mangio, dove non devo assomigliare a qualcun altro, dove non sono costretta a sorridere per compiacere il mio interlocutore, un posto dove non devo fare battute esilaranti per divertire gli stupidi, dove non devo vedere nessuno per un caffè o un aperitivo, un posto dove nessuno mi chiede di essere migliore, competitiva, sicura, convincente, determinata, brillante, informata, divertente, estroversa, social addicted, dinamica, perché non c’è nessuno che mi rompe i coglioni. Un posto dove non devo giustificarmi, un posto dove c’è quel vuoto buono che ti rimette al mondo, non questo che si prende tutto.

Link al post originale.

Citazioni: amicizia, amore, donne, bellezza, sogni, fantasia, vita (di griffolucia)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/425677_369359869741567_185786781432211_1539277_55655363_n.jpg

Poems

“L’amore domanda, l’amicizia dona”

(Carmen Sylva)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/403219_369358653075022_185786781432211_1539273_826634245_n.jpg

“Se vivi su un’isola, fai amicizia col mare”
(Yitzhak Rabin)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/401016_369357159741838_185786781432211_1539265_905382129_n.jpg

“Il cuore di una donna è sfuggente come una goccia d’acqua su una foglia di loto”

(Proverbio cinese)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/430387_369354833075404_185786781432211_1539255_1986007849_n.jpg

“Eletti sono coloro per i quali le cose belle non hanno altro significato che di pura bellezza”

(Oscar Wilde)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/402097_369352776408943_185786781432211_1539248_1702710435_n.jpg

“Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere”

(William Shakespeare)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/421520_368655839811970_185786781432211_1537255_1363044516_n.jpg

“Se vuoi sognare e hai bisogno di un tonico, rovescia la coppa del cielo e beviti l’azzurro!”

(L. Vidales)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/425974_368653639812190_1501772618_n.jpg

“L’immaginazione, quella superba potenza, nemica della ragione, che si compiace di controllarla e di dominarla”

(Pascal)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/398603_368651429812411_185786781432211_1537216_1724028507_n.jpg

“Cerco di osservare ciò che ho sempre sotto gli occhi: il giardino di casa, la mia strada. E tutto mi sorprende. La Vita è un’inspiegabile magia.”

(Goethe)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/395479_368650496479171_185786781432211_1537203_896335259_n.jpg

“Essere cio’ che siamo e diventare cio’ che possiamo diventare e’ l’unico scopo della vita.”

(Baruch Spinoza)

https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/400303_368648886479332_185786781432211_1537178_453175329_n.jpg

“Finché la mano e la mente ti guideranno, non smettere mai di amare la vita. Anche se aiuterai una sola anima non avrai vissuto invano”

(R. Battaglia -Ho incontrato la vita in un filo d’erba-)

Link al post originale.

Perché non vendere granite ad Honolulu (by fishcanfly)

“Alzarsi presto la mattina come se la giornata dovesse avere un senso”

(da Lui sì che capisce le donne)

Voglio dirlo. Ci sono effettivamente giorni che non fanno proprio iniziare le settimane . Né ci sono ‘buongiorno’ che salvano in qualche modo la faccia alla giornata, nemmeno con il caffè portato a letto giustoperchèoggimisentobuon*.  Né c’è persona dolce o bendisposta che tenga la nostra sbornia da avvelenamento esistenziale.

Quelle precise giornate direte, infatti, mollo-tutto. Effettivamente comincerete a progettare di – tecnicamente detto – fanculizzare tutto e tutt*, criceti compresi, e di iniziare una nuova attività di bibitar* ad Honolulu. Magari a vendere le granite. Presto detto: bastavadoavenderelegraniteahonolulu!

Primo errore della vostra vita: o forse secondo, dopo quello di mollare tutto. Controllate effettivamente com’è il mercato delle granite ad Honolulu. Magari avrete brutte sorprese. Innanzitutto penso alla concorrenza: prima di voi sicuramente anche altri avranno impostato questa via alternativa dopo il fallimento del darsi all’ippica. Dovrete quindi effettivamente creare un cartello o un mercato per ammorbidire la già scarsa concorrenza di bibitari.

Seconda tematica: come vendere ghiaccioli o, peggio, granite con il cambiamento climatico imperante? A questo punto pare più saggio vendere delle limonate, magari fanculizzerete nello stesso modo.

Il terzo quesito è: una volta arrivati ad Honolulu, qual è il concreto cambiamento nella vostra vita? Anche lì, in fondo, è presente altro genere umano che mostrerà i medesimi sintomi della piccola porzione con cui già avevate a che fare. La scommessa di vendere le granite con l’aumento delle temperature, sebbene possa essere avventata economicamente, è quello che vi riscatta dalla giornata, da quel buongiorno che non vi è mai appartenuto.

Altra soluzione saggia: rimanete sulla linea del cambio di data. Non si sa mai.

Link al post originale.

A mio padre (di Antonella)

E’ un incedere lento di emozioni, un fluire disteso di sensualità. E’ che certe volte il vuoto è troppo, troppo, grande e penso alla mia vita tenuta assieme con lo spago. Un puzzle che somiglia ad una valigia di cartone, quella dei tempi andati delle prime migrazioni. Ci sono io che sogno quei mercati rumorosi, la voce delle anime che popolavano il quartiere, gli occhi di mia figlia con le sue prime espressioni, il mio singhiozzo, ché era disperato, per un tempo senza luce. I pugni stretti e quella forza che non so da che venisse.

Dita forti che strappavano la carne, lembo dopo lembo, fino a mostrare la nudità completa, fatta di fibre e segmenti, il latte dal mio seno, quel nutrimento privo di capacità. Restituivo miseria acida, parlavo con le mie paure, ingurgitavo fiele. Infine lì a sorprendermi e a ricavarne meraviglia, ché è tanto spesso e resistente l’auspicio di restare, esserci, respirare.

Lo vedi un po’ come sei tu, cara madre, non ricordi niente. E tu che sei mio padre non volevi che io calpestassi fango sicché mi hai dato fibra asciutta per farmi transitare da una vita all’altra. Quel telo che resta a protezione e che ora è steso a tutelare la carne di mia figlia.

L’amore è una gran cosa, ché te lo porti dentro e se io so trasmetterlo è ché ne ho ricevuto tanto. Essere amata è una ricchezza che non può esser persa, rimossa, vilipesa. L’amore è fatto di paure, abbandoni e perdite. Ricevo almeno due telefonate al mese in cui mi fai sapere come stai. Sei un uomo stanco che protegge il suo ultimo cammino. Io vorrei ridarti indietro il tuo tessuto per accompagnarti alla tua morte senza mai lasciarti inciampare. Ché lo faremo insieme quel percorso, con grazia e con timore, perché non sarai solo quando si spegnerà la luce.

Rischiarerò la mente con le mie parole, ti leggerò i brani del poeta, ti narrerò le storie che non hai mai conosciuto, e ti dirò di me, si, fino in fondo, perché vorrei che tu mi conoscessi per davvero, padre, perché lasciarti andare senza dirti niente sarebbe come morire assieme a te.

Ti voglio vivo. Voglio che tieni stretta buona parte di me. Voglio che tu ti senta al sicuro come hai fatto stare me. Voglio l’amore, il tuo ultimo respiro, la tua carezza. Voglio sentirmi dire che mi hai stimata, voluta, desiderata. Voglio sentire la schiena mia protetta, ché io non debba cercare altri inutili abbracci in tua sostituzione, perché non me li merito, quei surrogati sciocchi.

Voglio l’amore franco, lo voglio puro, lo voglio intero. Lo voglio qui, adesso, e lo vorrei da te. Se è amore il tuo il resto mi sarà più semplice. Se non lo è sarò condannata al niente, ancora adesso, ché mi basto e mi consolo. Ti prego, non chiudere gli occhi, senza dirmi che mi ami…

Link al post originale.

La gioia si può insegnare (di Alicemate)

“ LA GIOIA SI INSEGNA CON L’AIUTO DELLE FAVOLE”

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sul quotidiano “Corriere della Sera” del 10.12.2011 ho letto questo articolo di Federica Mormando (psicoterapeuta).

Non poteva che interessarmi sia come mamma che come insegnante.

Ne riporto liberamente alcune parti:

E’ necessario ritrovare in noi e insegnare ai bimbi e ai giovani la gioia. Che è un modo di essere, un’atmosfera in cui srotolare la vita, diversa dai picchi della felicità e dalle trappole del benessere.

E’ un patrimonio di forza e di capacità di resistere, come dimostrano le memorie dei sopravvissuti a lager e genocidi.

E’ libertà: per questo le dittature la proibiscono, negando arte, pensiero, individualità.

Anche da noi si cospira contro la gioia: col consumismo che fa dipendenti, con tradimenti e incoerenze di star,  politici e dirigenti che comunicano sfiducia,  fragilità, impotenza,  che portano alla depressione,  il contrario della gioia di vivere.

COSA FARE?

Non proteggere troppo bambini e giovani

Lasciarli correre e cadere, vestirsi e mangiare da soli. Non trascinarli per strade e vetrine per loro senza senso.

Gioia è conservare la speranza. Non l’illusione di rado proficua. L’educazione alla speranza consiste nel dare l’esperienza di aver saputo e visto inventare strategie per il domani, nel trovare alternative e non temere il cambiamento. Nel non presentare la vita come un pacco preconfezionato da ritirare così com’è. Nello stesso tempo bisogna sapere che esistono certezza: non materiali, interiori.

Non tradire

Ecco l’importanza di non tradire: poche promesse , mantenute. Fare di tutto perchè la coppia resista, la famiglia sia solidale… Perchè l’indulgenza sia viva e la severità pure. Perchè il mondo sia presentato ben diviso in bene e male: chi temere e chi no. Le eccezioni verranno dopo.

Ecco l’importanza delle favole per l’infanzia, che presentano la realtà dell’imprevisto e dell’aiuto che può arrivare se lo si sa cogliere. Che spiegano che ce la si può fare e che, senza giudicare direttamente, inducono al giudizio. Favole e fiabe, non supereroi! I quali insegnano che siamo del tutto insufficienti.

Il mito (sbagliato) della vacanza

Lasciare che i bambini inventino da soli la giornata di vacanza, cioè saperla inventare anche noi senza ausili esterni. Il mito della vacanza realizzabile solo altrove trasmette l’idea che lavoro e casa siano dei gran pesi. Speranza è anche vedere e creare eventi: il sorgere della luna, lo sbocciare di un fiore, una nevicata… sono eventi e sorprese, se non li si vive con indifferenza. E anche salutare le persone, atto diventato piuttosto raro.

Fare fatica per un obiettivo

Speranza è sapere che possiamo cambiare le cose, pur accettando o subendo un periodo brutto. Speranza è fiducia in sè. Insegnamo  ai bambini e a noi stessi la difficile arte di comandarsi e diamoci la gioia di essere stati capaci di fare fatica per un obiettivo. Rinunciare a qualcosa che costa troppo, mettersi tutti a ragionare per trovare una via d’uscita, studiare tutta la notte perchè si è rimasti indietro e andar bene…

L’importanza del gruppo

Il gruppo resta dentro di noi anche quando si è lontani o allontanati. Bisogna dare la certezza che non si tradisce: la famiglia, gli amici, le idee, i principi. E rifiutare chi tradisce davvero. Gioia è certezza della dignità. Quando qualcuno ce la vuole togliere, bisogna che la leviamo a lui.

Gioia è saper soffrire: accettare la vita sapendo che è come nelle fiabe.

Come?…

Chi non le ricorda può rileggerle!

E per finire due considerazioni che condivido:  (da un’intervista sempre alla psicoterapista Federica Mormando)

Come vede i bimbi di oggi in generale?
«Dispersi. Disorientati. Gravati da responsabilità non loro e sollevati dalle loro. Privati del diritto a essere educati come persone forti, coraggiose, libere. Impediti nella concentrazione da mille stimoli. Affettivamente danneggiati, orfani delle figure di riferimento autorevoli. Crescono come se non avessero nulla intorno».
E i loro genitori?
«I figli dei figli del ’68? Confusi. Non pensano, o pensano poco. Sono uno sciame inquieto di consumatori senza leader, come dice il sociologo Zygmunt Bauman, teorico della “società liquida”. Inseguono le mode. Prenda lo sport, oggi di gran moda. Se io chiedo a una mamma quanto corre suo figlio, mi sento rispondere: “Nuota tre volte la settimana, fa judo e gioca a basket”. Sì, ma corre libero nel parco? Mai. Ai bambini è impedita persino la sperimentazione delle loro capacità motorie».

Concludo con “qualcosa” che sento con convinzione e cerco di fare con attenzione:

Lavoriamo non per arrivare primi… non si sa dove, ma per scegliere la nostra strada e percorrerla  con gioia

Link al post originale.

Dopo la bocciatura (di Luigi Ballerini)

Di giugno, per il secondo anno di fila, aveva deciso che con gli studi era finita. Per tutta l’estate si era ritrovato a servire trofie al pesto e fritto misto di mare in un ristorante di Lavagna, dove lo ospitava una vecchia zia in cambio di compagnia, e adesso che era arrivato Settembre aveva trovato lavoro al Libraccio. Un lavoro temporaneo, fino a tutto novembre. Poi ne avrebbe cercato un altro; quelli dell’agenzia interinale gli avevano assicurato che, volendo, avrebbe potuto passare da un contratto all’altro senza difficoltà. Volendo, questo era il punto.

Massimo, non sapeva più cosa voleva e lo chiedeva ripetutamente a se stesso mentre si alternava fra il bancone dei clienti e gli scaffali in cerca di libri.

“Chi è il prossimo?”

Un ragazzino con la faccia da stronzo perfetto gli presentò la lista della prima classe di un liceo scientifico della zona.

“Mi servono solo quelli spuntati con la penna, se ci sono usati in buone condizioni meglio, sennò dammeli nuovi”

Massimo iniziò dal volume di inglese, poi matematica, storia, disegno tecnico, latino e scienze. Su e giù per le scale di metallo, inseguendo codici isbn e suddivisioni per materie.

“Oh, ma ti svegli? Credi che non abbia altro da fare?’”

Gli urlò dietro il ragazzo con la faccia da stronzo perfetto.

A lui non sembrava di averci messo troppo, tanto più che era riuscito a scovarli tutti, e pure usati. Ma non rispose, preferì lasciar perdere: consegnò i libri alla cassa e si portò nel retro, verso il bagno. Era passata solamente un’ora dall’inizio del suo nuovo lavoro.

L’aveva preso quel tipo di arrabbiatura che non porta a scoppiare in un botto, ma fa star male dentro, fa mordere forte lo stomaco, quel tipo di arrabbiatura che fa venire voglia di stare soli, dare un pugno al muro e poi vomitare.

Chiuso in bagno sentì un groppone salire in gola; proprio lì era andato a finire, circondato da libri mai studiati, vergini dal terzo capitolo in poi, sottolineati fino a pagina venti da ragazzi che come lui avevano mollato alla prima difficoltà. Un covo di volumi patinati, stropicciati, illusi e abbandonati.

In fin dei conti quei ragazzi con in mano le liste delle scuole e gli occhi pieni di speranze gli facevano invidia; in cuor suo sentì di odiarli profondamente. Gli venne da augurar loro ogni sfortuna, gli insuccessi più clamorosi, i fallimenti più totali, come se avessero potuto giovargli in qualche modo, come se l’avessero fatto tornare, di nuovo, su quei fottuti banchi.

Cosa di cui, improvvisamente, aveva una stramaledettissima voglia.

Link al post originale.

Cloud dei tag