Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

Archivio per la categoria ‘Sentimenti’

A chi c’è stato per poco, ma resterà per sempre

Però quell’immagine, il monumento al bambino mai nato, non si addice al suo lutto: quello è il bambino volontariamente abortito, che perdona la sua mamma che non l’ha voluto, ma non è il suo caso.

Del trauma post aborto parlo qui, “Il trauma post aborto“, dove utilizzo un’immagine di quello stesso monumento, ma a Veronica dedico questa, “Per un bimbo mai nato“, che parla del suo stesso dolore.

Tra gli ulivi

Marirò

E’ un quieto pomeriggio di mezza estate e sto giocando a carte con tre amiche. Siamo comodamente sedute nel terrazzo della casa di villeggiatura della mia amica, una grande e curata casa di campagna immersa nel verde argenteo degli ulivi. L’Etna , azzurro e maestoso, sembra sorvegliarci e proteggerci mentre nasconde i suoi crateri in un grappolo di nubi grigie. Fa caldo, ma arrivano decise folate di vento fresco, tanto decise da far volare le carte sul tavolo e costringerci a spostarci all’interno.

La casa ha ampie pareti-finestra così continuiamo a godere di quel verde panorama mentre siamo impegnate a contare punti e fare scale. Non siamo appassionate di gioco a carte; abbiamo iniziato questa abitudine settimanale per stare insieme e per scovare da casa R. che un tempo amava le carte ed ora è sempre più vicina al baratro della depressione.

Terminata la prima partita tra battute e sorrisi…

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Siamo donne non solo con le curve

The Edge

Ohmarydarlingblog

Camminiamo fianco a fianco stretti nei nostri cappotti che ci proteggono a malapena dal freddo del lungolago. Camminiamo lentamente, a testa bassa per difenderci dall’umidità e dai nostri pensieri.

Avrei voluto toglierti di dosso tutta quella merda di dolore e disperazione. Dirti che sarebbe andato tutto bene mentre ogni giorno perdevo un pezzo di te.

Tocchi furtivamente il tuo petto vuoto. Lo fai soprappensiero. Alzi lo sguardo su di me. Certo che me ne sono accorto.

– Non importa.
– Sono brutta.
– Non è vero.

Fai per andartene

– Noi non abbiamo finito.

La mia fronte appoggiata alla tua. Passo un dito sotto i tuoi occhi cerchiati. Non c’è molto da dire. Solo toccare. Ti sbottono il cappotto e mi riapproprio delle tue nuove forme. Tu mi lasci fare come se me lo dovessi. Chiudi gli occhi e fai una smorfia come se ti avessi fatto male. Poi me…

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Figli delle Stelle

Le parole sono un dono meraviglioso. Decisamente. Un pezzo meraviglioso, un sogno meraviglioso. Sogno che forse – e io lo credo – qualche milione di anni fa si è già realizzato.

Ohmarydarlingblog

Lo spazio mi ha sempre affascinata. Faccio parte della categoria dei pirla che contano le stelle, che credono che l’universo sia una specie organismo di cui noi ne facciamo parte integrante e che la sua espansione non sia altro che un lungo, immenso respiro. L’infinito.

Pensare questa cosa mi da una specie di pace

Da «L’Europeo», 26 dicembre 1968

ORIANA FALLACI. Noi abbiamo bisogno di aria per respirare, di acqua per bere, noi soffriamo senz’aria e senz’acqua: allora perché andare, perché?
RAY BRADBURY. Per la stessa ragione che ci fa mettere al mondo i figli. Perché abbiamo paura della morte, del buio, e vogliamo vedere la nostra immagine ripetuta e immortale. Non vorremmo morire: però la morte esiste e, poiché esiste, partoriamo figli che partoriranno figli, all’infinito, e questo ci regala all’eternità. Non dimentichiamolo: la Terra può morire, può esplodere, il Sole può spegnersi, si spegnerà. E se il Sole…

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Non c’è niente da fare in quei momenti, se non fare l’amore.

a Vuc's life

Quei giorni che ti prende la stanchezza e il malumore. Al lavoro ti pigliano per il culo, l’ambiente intorno a te non cambia di una virgola, peggiora, diminuiscono le facce amiche ed aumentano le facce antipatiche, di quell’antipatico che già sai, non quell’antipatico a pelle…

Arrivi a casa morto dentro. Una morte che si espande piano piano verso l’esterno, prendendo ossa e muscoli. Il corpo è una pezza lasciata al gelo, la testa è una pezza intrisa di olio e grasso, il cuore è una pezza…

La camera è piena di distrazioni, film, fumetti, musica, libri e costruzioni, per non parlare del computer, del televisore e della playstation. Rimango immobile ad osservare il tutto. Guardo un film? Leggo un libro? Faccio una partita? Sistemo i Lego? Imparo qualcosa? Passano i secondi, poi i minuti, diverse decine di minuti. Non mi decido. Non so che fare…

E’ il momento peggiore della…

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25. Certa normalità (di italianamentescoretta)

Uno dei più bei post che abbia mai letto… sarà anche per il momento in cui l’ho letto? 😉

Amare o non amare? Vivere o non vivere? (di Claudio Torchio)

Credevo di essere libera, perché non mi sono mai piegata a nessuno. Oggi capisco di essere schiava: di me stessa.

Questa strada ha un cuore?

Casualmente (?) mi sono imbattuto in questo stralcio da un libro di Leo Buscaglia:

A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi;
a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali;
a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
a mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
a esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti;
a vivere c’è il rischio di morire;
a sperare c’è il rischio della disperazione e
a tentare c’è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e…

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Signore (di Margaret Collina)

Io la trovo splendida…

Il dramma dell’anoressia (di almalivre – pau_)

Starving for perfection [30.04.2009]

Pubblicato da pau_ in 12 settembre 2012

Ecco ciò che, con mio grande sgomento, lessi qualche tempo fa tra i fotogrammi di un video.

Un’ex (?) anoressica.

Foto di lei bambina.

Foto di lei ragazzina (magra).

Foto di lei sempre ragazzina (molto magra).

Foto di lei quasi pronta a spiccare il volo.

Foto di lei sorridente: un mucchietto d’ossa.

Foto di lei di nuovo sana.

70 chili.

Un sorriso quasi ebete per l’enormità della distanza che la divide oggi dal mondo. Una dichiarazione Pro Ana come tante. Pro Ana = Pro Anorexia. Ecco cosa pensa quella ragazza. Cominciò a “disciplinarsi” per sentirsi forte e sicura di sé (questo è ciò che credono in tante: “non riesco a controllare il mondo e le persone? controllo il mio corpo!”). Quella ragazza – dice – era stata una ragazzina in gamba. Intelligente, studiosa, sportiva.

“Ma non era abbastanza. O forse, era troppo.”

Così l’estremo sadismo. Non mangiare per dimostrare di poter fare a meno di ciò che è irrinunciabile per tutti. I chili scompaiono come bolle di sapone, e sembra che il cuore sia leggero come il resto del corpo.

“Le mie braccia diventavano leggere: le mie ali. Avessi potuto, sarei volata via
dalla vita…”

Un delirio d’onnipotenza.

Quando fai di tutto per scomparire, non è che vuoi restare sulla terra ad attirare polvere. Ti senti quasi più spirituale. Il mondo non lo senti più; il tuo cuore è altrove, e non senti più battere quello delle persone a cui sei vicina…

“Mangiavo troppo per morire, e troppo poco per continuare a vivere…”

Ma è questione di un momento. Dal buio di una stanza a un letto di corsia: il passo è troppo breve. Prima sentivi il calore della tua forza – di quella forza che permetteva al tuo spirito di schiacciare il tuo corpo. Improvvisamente hai cominciato a sentire freddo, tanto freddo, perché ci vuole un fuoco immenso per tenere accesa la tua anima al galoppo, e le tue periferie rimangono all’addiaccio. Improvvisamente. Solo tu sai di quale forza hai bisogno per frenarti e per tornare indietro: ma lo vuoi? lo vuoi davvero? A questo non sai più rispondere. Si può perdere il controllo credendo di mantenerlo? di mantenere saldo il comando su di te? La ragazza di YouTube è finita in clinica, per la volontà di genitori inebetiti dalla disperazione e dall’impotenza.

“Qui dentro è sempre inverno. Puoi riempire tutto di fiori, ma è sempre inverno…”

E cosa succede nelle cliniche? Non lo so, probabilmente il lavaggio del cervello e alimentazione coatta. Quella ragazza riprese in qualche mese due dozzine di chili, ma soffrendoci come un cane. Era ancora convinta che l’inferno di pesare come una piuma, avendo il cuore pesante come piombo, fosse meglio di avere i piedi ben piantati per terra grazie a una sana e viva massa carnale. Oggi?

“Sono una donna anoressica nel corpo di una donna sana…”

Una specie di rimpianto… Il ricordo dell’unica, vera amica: Ana. Dolce, forte, maestra di disciplina e di autostima, tanto bella e promettente, l’unica in grado di fortificare una fragilità dando l’illusione del potere/amore/devozione verso di sé. Se un’anoressica guarisce per le ragioni sbagliate – perché si è sentita costretta o perché ha avuto paura di morire – la soluzione è stata un canto di sirene. Quella malata marcisce sugli scogli fioriti di Anthemoessa.

L’isola fiorita, un fallimento, un’offesa.

“La cosa più terribile non è morire, ma restare. Restare senza esserci mai, senza
andarsene, senza sapere dove andare…”

Qual’è l’unica verità di un’anoressica? Assomigliare a un corpo da copertina? Sentirsi figa perché in grado di sacrificarsi? Oppure un disagio profondo, una voglia di punirsi, il sogno incoffessabile di
distruggersi? Cosa differenzia l’assunzione di una droga, di uno psicofarmaco, o altri disturbi alimentari come la bulimia, l’obesità indotta, lo stupro e la violenza? Cosa? Solo l’oggetto di vituperio: sé stessi, gli altri, o entrambi… E allora stuprare il proprio corpo cercando di farlo collassare, e consumarsi, e spegnersi, a forza di volerlo sapere avvilito e inerme; avere il masochistico piacere di sentirsi fisicamente fragili… cos’è tutto questo? Volontà di nuocersi, volontà di sparire o di andarsene via. Via, via da qui. Niente più ti lega a questi luoghi, nemmeno questi fiori azzurri. Via, via… lontano…

“Il male che hai dentro è così grande, e non diventerai mai così piccola da non
contenerlo…”

La vita è fatta di bene e di male. Le malattie – quelle che “non ti vai a cercare” – sono improvvise ed ingestibili. Il cuore della gente, irriconoscente. Forse la mente depravata si concentra sulla bruttura delle cose, bruttura tutto sommato superabile; sulla mediocrità di amicizie evidentemente mediocri; sullo squallore di amori evidentemente squallidi. Ma se un albero non ha più rami né foglie, si può ancora chiamarlo albero? Allora non si vede il verde delle foglie oltre i deserti, non si sentono i profumi oltre il fetore: il cuore vede che tutto è grigio e ingovernabile intorno a sé. Una cosa sola la si può ancora controllare: il proprio corpo. Affamarsi a morte in nome della Perfezione. Una disciplina corporale, sadica via crucis di stoicismo suicida. Disciplina che amplifica disagio e sofferenze, col risultato che quel numero infinito di chili in meno (per persone che spesso cominciano a seviziarsi da normopeso) rendono la povera pazza più fragile e più sbiadita umanamente. Quasi cattiva. Sicuramente più brutta. Le più fortunate si scuotono dal di dentro. Pensano, un giorno: “Ma che cazzo sto facendo…?” Si ribellano. Tornano ad essere forti. Ma molte guariscono nel corpo e non nell’anima, forse la maggior parte. Puoi usare tutte le medicine, tutti gli integratori, tutte le cure che vuoi. Puoi cercare la vicinanza altrui, dopo averla rigettata per troppo tempo, ma restare anoressica nell’anima e non saperci fare niente. Puoi ricominciare lentamente a vivere, ma il cuore di una persona malata resta graffiato, batte a rilento, e non so quanto tempo ci possa volere per rimetterlo a posto. Spero che questo mio scrivere – con tutto il suo pressappoco e la sua supponenza (cosa ne posso sapere io di queste cose?) – possa convincere le “pro-ana” (anche inconsapevoli) di quanto sia schifosa e quasi demoniaca questa malattia. Forse qualche sbandatella capiterà qui e mi maledirà, dandomi dell’obesa menagrama (loro ragionano così, da incazzate), e spero che capisca di me almeno questo: io penso che farsi del male fisico sia contro natura, e che rinnegarsi come esseri biologici sia un vero suicidio. Un’assoluta disonestà.

Perciò fa’ piccolo il tuo cuore, e sii felice; ma il tuo povero corpo lascialo così com’è, in pace.  Strazia i dolori e falli morire di fame, ma non te stessa.

Il disturbo alimentare, di qualsiasi genere e gravità, è un rifiuto inconscio, immorale e profondo, della vita e della felicità. I fiori amano essere annaffiati, coccolati, amati, altrimenti avvizziscono… qualsiasi essere vivente desidera il nutrimento, lo desidera, non può farne a meno. Il cordone ombelicale che ci lega al mondo può essere spezzato ma non interrotto. Se viene spezzato, ti dà la morte. Se lo interrompi, ti regala un Limbo. Negarsi il nutrimento significa negarsi il respiro, rinnegarsi come viventi, sconfessare il proprio istinto. Negare di essere nati e di voler continuare a sembrare vivi. E il corpo ha una sua obliqua intelligenza: se gli neghiamo il cibo, diventa estremamente suscettibile… Ne prenderà sempre meno da noi, con sempre maggior diffidenza: forse non ne prenderà mai più, e saremo perduti.

[pau_]

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