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Archivio per la categoria ‘Post rebloggati’

(Dis)abili e arruolati.

L'altra Israele

Per chi arriva la prima volta in Israele, sicuramente una delle prime cose che saltano all’occhio sono le migliaia di soldati di leva che girano normalmente con un mitra sottobraccio fra gli sguardi indifferenti dei passanti. E’ molto difficile spiegare a chi è a digiuno delle norme di comportamento della società israeliana quale ruolo ricopra l’esercito nel contesto nazionale.

Ma questo io posso capirlo benissimo. Ai miei tempi (spero di non essere troppo patetico), anta e passa anni fa, quando in Italia la naja era ancora obbligatoria, chi si faceva incastrare era considerato un autentico sfigato. essere arruolato significava non avere gli agganci, le protezioni e le giuste conoscenze, non dico per farsi esonerare completamente, ma almeno per imboscarsi vicino a casa.

In Israele, almeno per ora, è l’esatto contrario. Arruolarsi e far parte dell’IDF è motivo di orgoglio e di prestigio. Una cosa ancora più inconcepibile se teniamo conto…

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Rancorosi ingrati e ricattatori affettivi

Viaggi Ermeneutici

Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l’ingratitudine. (Confucio)

Il vecchio Confucio la sapeva lunga (in effetti era Confucio, mica confuso….va be’ me la pianto). Chi di noi non si è sentito abbattuto, deluso, tradito quando ha avuto a che fare con quel mostro verde che è l’ingratitudine? L’ingrato ti colpisce quando meno te lo aspetti, quando hai le difese abbassate, ti colpisce lì dove al contrario ti aspettavi un riscontro positivo. E’ come una tazzina di caffè amaro o come un piatto di pasta senza sale.

Da un punto di vista clinico l’ingratitudine è stata studiata e ne hanno tirato fuori questa sindrome rancorosa del beneficato, che starebbe ad indicare la frustrazione di colui che ha ricevuto un beneficio e non riuscendo a sostenere il peso del debito di riconoscenza verso il benefattore, trasforma quest’ultimo in una persona da allontanare, dimenticare e a volte…

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Cosa ci ferma?

Ilmondodelleparole

Ci ferma la paura, di sbagliare, la paura del giudizio degli altri, la paura di cadere dalle scale davanti ad un pubblico concentrato e silente, la paura di spezzare la magia con un passo sbagliato, come chi si ferma durante la danza e la musica appare come un fiume ingovernato. Ci fermano le convenzioni, le aspettative degli altri, gli abiti che ci vengono cuciti addosso come fossimo manichini, bambole da vestire. Ci ferma chi per strada ci domanda che ore siano, e nel mentre ci osserva, con lo sguardo bieco dei curiosi, per scavare nel nostro animo le risposte alle domande più proibite. Ci ferma per assurdo anche la nostra coscienza, con quei divieti, quei principi, quei valori che ci imponiamo, e che rivestono ogni nostro gesto quasi fossero una giustificazione. Ci ferma nostra madre, nostro padre, con quelle braccia forti, gonfie di esperienza, per non dire passato, e tanto…

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La festa del lavoro

Considerazioni condivisibili 😉

Viaggi Ermeneutici

C’è chi lo va a cercare dall’altra parte del mondo e chi fa lo stesso di suo nonno. C’è quello perfetto e quello sporco che però qualcuno dovrà pur fare. Per qualcuno significa ballare o cantare, per qualcun altro addirittura tirare calci ad un pallone. Per molti è noioso e ripetitivo, per qualcuno è l’unica ragione per alzarsi dal letto la mattina. Chi non lavora non fa l’amore, ma quindi chi fa l’amore lavora?

Il lavoro è un diritto. Ma lavorare è un obbligo. Il lavoro nobilita, ma tutti desiderano le vacanze. Non lavorare è una maledizione, ma per alcuni un privilegio. I giovani lo sognano, i vecchi lo rimpiangono. E’ la base su cui si fonda la nostra costituzione, ma è anche la maledizione di Dio per l’uomo cacciato dall’Eden.

Ma in fin dei conti, il fatto che la festa del lavoro si festeggia senza lavorare, non dovrebbe già…

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La verità è che non ci piacciamo abbastanza!

Il Salotto Irriverente

L’altra sera ho visto  La verità è che non gli piaci abbastanza, una commedia leggera che racconta le vicende sentimentali di alcune persone le cui vite sono intrecciate fra di loro. Buona parte dei personaggi è stereotipata e i loro comportamenti  sono portati all’eccesso, ma ciò viene fatto al fine di creare situazioni assurde. La storia si svolge in un clima burlesco che fa sì che le vicende proposte non stonino nel loro essere esagerate. Nonostante la semplicità è comunque un film  che spinge a riflettere. La scena iniziale, per esempio, racconta una bugia che ci viene propinata sin da piccole e che va a costruire la mentalità da croce rossina che tante, purtroppo, hanno: una bambina viene spinta, buttata a terra e offesa dal ragazzo che le piace. La mamma la consola dicendole che il suo atteggiamento sia dettato dal fatto che sia innamorato di lei.

Ci troviamo…

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Verità e bugie sui fondi degli Stati Ue per l’Africa

Cose che è bene sapere.

Restituiteci Hoa Hakananai’a, avete la nostra anima.

Colonizzatori e predatori, neanche in un’epoca successiva – in cui la colonizzazione è inconcepibile – sono disposti a rendere giustizia del malfatto e maltolto!

Liberi di Essere

Hoe Hakananai’a fu presa senza permesso nel 1868 dalla fregata britannica HMS Topaze, capitanata da Richard Powell, per farne dono alla regina Vittoria, e giace da 150 anni all’interno del British Museum. Faceva parte delle circa 900 statue disseminate sul suolo di Rapa Nui (L’isola di Pasqua) ed è un Moai che il popolo dell’isola cilena ritiene spiritualmente importante. Sul retro del monolite è scolpito il culto del Birdman e, a quanto detto dal governatore Tarita Alarcón Rapu, contiene l’anima dell’antenato più rappresentativo e divinizzato. Il popolo Rapa Nui, che ha conquistato l’amministrazione autonoma sulle terre ancestrali dell’isola di Pasqua, ha lanciato una campagna per il recupero del monolite.

Hoa-Hakananai

“Mia nonna, morta da quasi 90 anni, non ha mai avuto la possibilità di vedere il suo antenato. Credo che anche i miei figli e i loro figli meritino l’opportunità di toccare, vedere e imparare da lui”, disse Rapu, rivolgendosi…

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