Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

Archivio per la categoria ‘Post rebloggati’

QUELL’ARZILLO NOVANTENNE CHIAMATO MICKEY MOUSE

90 anni e non dimostrarli!

Marisa Moles's Weblog


Novant’anni e non sentirli! Il 18 novembre 1928 presso il Colony Theater di New York nel corto Steamboat Willie fece la sua prima apparizione pubblica il topolino più famoso del mondo: MIckey Mouse. Il suo papà, Walt Disney, l’aveva già inserito in un altro corto, L’aereo impazzito, che però fu proiettato privatamente il 25 maggio dello stesso anno.

Mickey nacque dalla penna del suo disegnatore in un garage, nella massima discrezione della notte: Walt e del suo collaboratore Ub Iwerks, autore di quasi 700 animazioni al giorno, ebbero la geniale idea di dar vita al cartone animato destinato a rimanere nella storia.
Disney dichiarò di essersi ispirato a un topolino domestico che spesso gli faceva visita nei suoi uffici presso il Laugh-O-Gram Studio.
All’inizio aveva deciso di chiamarlo Mortimer Mouse; fortunatamente la moglie gli fece notare che quel nome appariva un tantino lugubre per un…

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Ricordi di un’altra me

Uno dei pezzi più belli che abbia letto, spero che anche a voi faccia lo stesso effetto, io mi ci sono sentita devvero moltissimo.

La ragazza che mastica perle

Sarebbe carino sentire di nuovo quella mano accarezzarmi. Ricordo di quando nel riflesso della finestra ti vedevo sorridere. La luce arrivava in maniera trasversale, e illuminava solo la parte sinistra del tuo volto: l’occhio sinistro, un pezzo di bocca, una ciocca bionda.
Sorridevi, un po’ maliziosa, e mi guardavi con il viso un po’ abbassato, come a voler farmi credere che sei una creatura innocente, un po’ bambina ancora. Soffiavi sulla tua tazza di caffè, e ridacchiavi.
Ricordo che in quella mattina silenziosa sarei rimasta a sentirti ridacchiar per ore. Sembrava una scena estratta da un romanzo giapponese, di quelli delicati che parlano di fiori di ciliegio e rami candidi. Sembrava la scena di un film, dove le protagoniste hanno sempre quelle tazzone di caffè bollente. Sembrava un cliché, un bellissimo cliché, e a me andava bene così.
Non avrei desiderato nient’altro.
Se solo tu fossi rimasta. Se solo un…

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Ecco il nemico!

civuoleunfiore

“Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi. Quelle trincee, che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente, così viva ne era stata la resistenza, avevano poi finito con l’apparirci inanimate, come lugubri, inabitate da viventi, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili. Ora si mostravano a noi nella loro vera vita. Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci!

…Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi, che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè proprio come stanno facendo dietro di noi, in quell’ora stessa, i nostri stessi compagni. Strana cosa. Un’idea simile non mi era mai venuta in mente. Ora prendevano il caffè. Curioso! E perchè non avrebbero dovuto prendere il caffè? Perchè mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè’ e verso le 10 e le 11, avrebbero anche consumato il rancio, esattamente come noi.

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Fenomeno paranormale e imbarazzante

Mai fatto.

Ilmondodelleparole

Volevo esporre i miei studi empirici su di un particolare fenomeno che ho osservato nel mondo femminile: trattasi del fisiologico bisogno di compagnia durante le operazioni di liberazione della vescica nei bagni pubblici. Ho iniziato ad osservare tale fenomeno più o meno dall’età delle scuole medie, l’età in cui le femmine sono solite ricevere il dono divino del ciclo metruale. Ora, io ho sempre odiato i bagni pubblici, ma verso i bagni scolastici provavo un odio esasperato, per le porte di legno con dei crateri in espansione, per le serrature a prova di cricco, per la perpetua mancanza di carta igienica dai tempi dell’impero romano, per il sapone invisibile, ma soprattutto per loro. LORO, i greggi di ragazze appartate nei bagni, che dialogavano con il sottofondo dello sciacquone, che si davano il cambio appoggiandosi in massa alla porta, e squadrando come bodyguard chiunque osasse bussare. Pareva di entrare in un…

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Lontano da qui, 15 ottobre 1960

L'assenza

Ho vissuto per un tempo lunghissimo lontano da qui: l’isola era solo un estate infinita ma mi ha permesso di non tagliare le radici. E’ stata anche un momento culturale protratto e significativo, un confronto, l’altra faccia della medaglia che non mi ha mai permesso di credere alle bugie che ascoltavo altrove; oggi devo ammettere quello che quarantanni fa non avrei mai accettato: che la cultura, sia in senso stretto che in senso lato, è purtroppo un’eredità ” sociale” difficilmente costruibile fuori da un certo ceto e da certe abitudini mentali
Milano della fine degli anni 50 e all’inizio del 60 era una città diversa, era una dimensione perduta per sempre. Io la ricordo con una sensazione di “grande abbraccio”, di una ritrosia che si lasciava vincere solo da una schiettezza sincera. Ero un bambino ma i milanesi li ricordo bene: sorrisi formali ed attenti, l’aria di chi aveva sempre…

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Il caso Spotlight 

Ilmondodelleparole

Risultati immagini per il caso spotlight

Non è per gli Oscar, non è per gli attori, non é per la trama. Ma è un film che andrebbe guardato. Lo dico dopo averlo incontrato per caso in televisione, senza sapere nemmeno di che cosa trattasse. È inevitabilmente un film che cambia il tuo modo di vedere le cose, anche di poco, anche se già cercava di sfuggire da certi ambienti o paure. Siamo lontani dal punto in cui tutto ha avuto inizio. America. Stati Uniti. The Boston Globe. É un giornale, un giornale come può esserlo La Repubblica, Il corriere della sera, Il Mattino. Nessun tribunale, nessuna polizia, parliamo di giornalisti, persone che con la dedizione e l’impegno hanno portato alla luce novanta nomi: novanta preti e sacerdoti che hanno compiuto abusi sui minori. É qualcosa di enorme, di terribilmente incontrollabile, perché prima era uno, poi tredici, poi novanta, poi duecento, e chi lo sa se sapremo…

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Quest’estate…

Aquila Non Vedente

… mi è scivolata tra le mani senza quasi accorgermene.

Ci pensavo oggi mentre riponevo nell’armadio alcune magliette, che ormai hanno terminato la loro funzione “vestibolare”.

Com’è stato che quest’ultima estate sia passata così velocemente?

Accade questo quando s’invecchia?

Mi pareva ieri che sudavo in bicicletta sulle strade delle nostre pianure e colline; che rovinavo a terra e rimanevo zoppicante per due settimane; che le figure, i rumori, gli spazi intorno a me apparivano ovattati dalla calura e dal riverbero del sole; che osservavo l’immensità del mare, sentivo il suo odore, ascoltavo il suo inconfondibile suono.

Quando si ha una malattia che mette a rischio la propria vita – dice la mia psicologa – mentre si è nella fase acuta le cure hanno anche un effetto rassicurante sul malato: che si sente sì in pericolo, ma contemporaneamente curato, seguito, coccolato quasi.

Quando passa la fase acuta e il pericolo si…

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