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Kintsugi? No, grazie.

Marirò

I giapponesi, popolo per alcuni aspetti affascinante e fortemente contraddittorio,  nella loro filosofia di vita carica di miti e simbologie, di gusto estetico e sobrietà  che, però, non applicano a tutto, anzi  spesso ti accorgi dell’esatto opposto, ci invitano con l’arte del Kintsugi a riparare un oggetto rotto con oro, argento e lacche preziose per saldarne insieme i frammenti.  “La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi) sia da quello artistico: ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico ed ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore” (cit. Wikipedia).

Penso che avrete letto  di questa teoria che spopola nella Rete con commenti entusiasti  sul pensiero che sta dietro…

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Commenti su: "Kintsugi? No, grazie." (2)

  1. Una cosa rotta rimane rotta per quanto oro uno ci possa mettere….

  2. Scritto un anno fa, continuo sempre più a pensarla così. Grazie DM 🙂

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