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Di giugno, per il secondo anno di fila, aveva deciso che con gli studi era finita. Per tutta l’estate si era ritrovato a servire trofie al pesto e fritto misto di mare in un ristorante di Lavagna, dove lo ospitava una vecchia zia in cambio di compagnia, e adesso che era arrivato Settembre aveva trovato lavoro al Libraccio. Un lavoro temporaneo, fino a tutto novembre. Poi ne avrebbe cercato un altro; quelli dell’agenzia interinale gli avevano assicurato che, volendo, avrebbe potuto passare da un contratto all’altro senza difficoltà. Volendo, questo era il punto.

Massimo, non sapeva più cosa voleva e lo chiedeva ripetutamente a se stesso mentre si alternava fra il bancone dei clienti e gli scaffali in cerca di libri.

“Chi è il prossimo?”

Un ragazzino con la faccia da stronzo perfetto gli presentò la lista della prima classe di un liceo scientifico della zona.

“Mi servono solo quelli spuntati con la penna, se ci sono usati in buone condizioni meglio, sennò dammeli nuovi”

Massimo iniziò dal volume di inglese, poi matematica, storia, disegno tecnico, latino e scienze. Su e giù per le scale di metallo, inseguendo codici isbn e suddivisioni per materie.

“Oh, ma ti svegli? Credi che non abbia altro da fare?’”

Gli urlò dietro il ragazzo con la faccia da stronzo perfetto.

A lui non sembrava di averci messo troppo, tanto più che era riuscito a scovarli tutti, e pure usati. Ma non rispose, preferì lasciar perdere: consegnò i libri alla cassa e si portò nel retro, verso il bagno. Era passata solamente un’ora dall’inizio del suo nuovo lavoro.

L’aveva preso quel tipo di arrabbiatura che non porta a scoppiare in un botto, ma fa star male dentro, fa mordere forte lo stomaco, quel tipo di arrabbiatura che fa venire voglia di stare soli, dare un pugno al muro e poi vomitare.

Chiuso in bagno sentì un groppone salire in gola; proprio lì era andato a finire, circondato da libri mai studiati, vergini dal terzo capitolo in poi, sottolineati fino a pagina venti da ragazzi che come lui avevano mollato alla prima difficoltà. Un covo di volumi patinati, stropicciati, illusi e abbandonati.

In fin dei conti quei ragazzi con in mano le liste delle scuole e gli occhi pieni di speranze gli facevano invidia; in cuor suo sentì di odiarli profondamente. Gli venne da augurar loro ogni sfortuna, gli insuccessi più clamorosi, i fallimenti più totali, come se avessero potuto giovargli in qualche modo, come se l’avessero fatto tornare, di nuovo, su quei fottuti banchi.

Cosa di cui, improvvisamente, aveva una stramaledettissima voglia.

Link al post originale.

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Commenti su: "Dopo la bocciatura (di Luigi Ballerini)" (1)

  1. Luisa G. ha detto:

    Questo post fa un po male, spero di tutto cuore che Massimo sia tornato a studiare. Se un giorno dovesse tornare a vendere libri, che lo faccia con animo sereno.
    La maleducazione del ragazzino non ha giustificazione. Non si trattano così le persone.

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