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Photo: Sally Mann

“Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti”. (J.P.Sartre)

Non ho mai rimpianto la me bambina, forse perché, tardiva bambina e non ancora del tutto adulta, non ho avuto il tempo, né la volontà, di fabbricarmi quel tipo di rimpianti.
Ho ancora troppo bisogno di guardare coi loro occhi, di accendere e spegnere l’attenzione a piacimento, come i bambini, attori non protagonisti di un sorriso o di una smorfia, il cui gioco preferito è sporcarsi la faccia e le mani di terra e di colore.
Assetati di particolari, si fanno sorprendere quasi sempre col naso all’insù, verso il cielo, in cerca di segni, a scrutare la forma delle nuvole, a inseguire il vento, a lasciarsi dondolare su un’altalena di alti e bassi senza scampo, senza criterio.
Permalosi, imbronciati e sovversivi, selvatici e un po’ randagi, conservano sulle guance, tracce indelebili di immaturità, deboli lentiggini che sopravvivono nel tempo, dure a morire.
Amo i loro occhi increduli e le loro forti contraddizioni, la loro irascibilità e quell’essere sempre in prima linea anche da grandi, in lotta contro un mondo di vecchi e di ottusi.
E tra musi lunghi e bolle di sapone capita di crescere: qualcuno lo vedi appoggiarsi sulle rive dell’incerto, qualcun altro farsi assalire dai dubbi, contraddire e contraddirsi, mentre altri, continuano a tirare immobili calci di ribellione nel vuoto.
Ogni tanto c’è chi rinuncia, chi si accontenta di qualcosa, chi rincorre sempre nuovi orizzonti, chi non accetta l’idea di poter trovare pace, in un posto qualunque, in mezzo alla folla.
E mi viene da sorridere a quella dolce anima in rivolta che, ancora oggi, si irrigidisce per un niente e continua a puntare i piedi e scuotere la testa ostinata.
Ci ho messo un bel po’ di anni per capirne la necessaria bellezza, la forza, lo spirito, il respiro lento e costante.
E quella testa lì, non potrei mai barattarla con una più ferma, misurata, controllata.
Per questo l’ho messa al sicuro. Sotto un cappello più pesante, perchè non prenda troppo freddo.

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