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Ragazzi, abbiamo preso un granchio. Devo dirlo a Costanza, ma non so come fare. Devo anche dirlo alle 27 amiche che ho visto pronunciare il fatidico sì, ma soprattutto mettere in guardia le tre che hanno pianificato si sposarsi quest’anno: si possono ancora salvare. Avete presente il matrimonio? Ecco, ho scoperto che non solo è una scelta egoistica, ma che rappresenta la più grande rovina del pianeta.

Ad illuminarmi è stato il mensile Focus, nello specifico l’inserto Focus Domande e Risposte, che nel numero di giugno ci annuncia, attenzione attenzione, che il matrimonio inquina. Di più. «Può danneggiare l’ambiente provocando danni clima-alteranti». Terribile. Il dito è puntato innanzitutto sull’abnorme quantità di anidride carbonica che ciascun matrimonio emette, pari a 7,5 tonnellate. «Frutto – si legge – del consumo elettrico necessario a soddisfare un banchetto con una media di 100 invitati e il riscaldamento a metano di una chiesa di 1000 metri quadrati» (E se il matrimonio è d’estate? Mah). Non solo. A questo va aggiunto l’impatto ambientale degli abiti degli sposi, la carta per le partecipazioni, lo spostamento con l’auto d’epoca. Ma la voce che costa di più all’ambiente è certamente il viaggio di nozze che tra aereo, pernottamenti e spostamenti provoca l’emissione di ben tre tonnellate di anidride carbonica. Un disastro, ancora più terribile se si considera che l’inchiesta non ha contato gli involucri delle scarpe delle invitate, e i viaggi in macchina per trovare la pochette color carta da zucchero che si abbini alla perfezione al sandalo gioiello.

Ma non è tutto. Il vero “crimine ecologico” è un altro: fare figli. In questo caso, la letteratura sul tema si spreca, e internet, come immaginabile, è una fonte feconda in merito. Secondo il Daily Green, per esempio (pubblicazione fortunatamente ignota ai più), «l’impatto ambientale di un figlio è 20 volte più significativo di qualsiasi pratica green che una famiglia possa intraprendere nel corso di una intera vita». Sulla stessa linea John Guillebaud, professore “emeritus” di pianificazione familiare all’University College London che in un rapporto datato 2007 sostiene che «le famiglie numerose dovrebbero essere equiparate a chi guida i fuoristrada mangia-benzina, non ricicla i sacchetti di plastica o vola a tutto spiano in aereo». Prendiamo un pannolino. In media, ci impiega 500 anni per degradarsi completamente e «considerato che un bambino, nei primi 3 anni di vita, consuma circa 4500 di questo prodotto, il problema diventa veramente serio». (citazione tratta da Green Economy e News)

E se invece chi legge non è ancora convinto della serietà della questione , sappia che c’è di più. Come il Movimento volontario per l’estinzione umana per salvare la Terra. Si legge nel loro statuto «Non siamo un gruppo di disadattati maltusiani misantropi e asociali che provano un piacere morboso ogni volta che qualche disastro colpisce gli umani» ( Certo … chi mai potrebbe pensare un’assurdità del genere? ) «L’estinzione umana volontaria è piuttosto l’alternativa umanitaria ai disastri che colpiscono la gente. Non insistiamo sul modo in cui la specie umana si è dimostrata un parassita avido ed amorale su un pianeta che era in buona salute, piuttosto, il Movimento propone un’alternativa incoraggiante ( che coraggio!) alla distruzione impietosa e completa dell’ecologia della Terra. La speranza che si presenta come alternativa all’estinzione di milioni di specie vegetali ed animali è l’estinzione volontaria di una sola specie: l’homo sapiens, …la nostra estinzione».

E se avete ridacchiato leggendo tutto questo, certi che nessuna persona, non dico intelligente, ma dotata di un minimo di buon senso, possa prendere anche solo lontanamente in considerazione queste deliranti parole, chiudo raccontandovi la storia di Toni Vernelli. Ambientalista ed ecologista, la donna inglese da sempre sostiene che «avere un figlio sia un atto di profondo egoismo, volto a mantenere la linea della propria eredità genetica a spese del pianeta». Impiegata presso una Ong, la Vernelli a 27 anni, rimane incinta, e senza fare una piega decide di abortire. Proprio cosi: spegne la vita del suo bambino per salvare il pianeta. E non si è affatto pentita, tanto che subito dopo ha deciso di farsi sterilizzare perche «un errore come la gravidanza non deve mai più accadere». Inutile aggiungere altro alla vicenda, ma vi assicuro che basta digitare il nome di Toni Vernelli su facebook per scoprire che la sua esperienza sta facendo scuola.

Scrive il Movimento per l’estinzione umana volontaria «Ogni volta che qualcuno decide di non generare altri umani da aggiungere ai miliardi brulicanti che già si accalcano su questo pianeta devastato, un nuovo raggio di speranza attenua le tenebre».

Per fortuna noi viviamo di tutt’altra Speranza.

Link al post originale.

Commenti su: "Pericolo global wedding! (di Raffaella Frullone)" (2)

  1. Luisa ha detto:

    Ciao, sono andata a cercare Toni vernelli su Google. E’ definita eco-demente, sposata con uno come lei. Dio li fa e poi li accoppia. Mi chiedo a cosa serva adoperarsi per la sopravvivenza del pianeta se nel contempo si lotta per l’estinzione del genere umano. Se lei ha pensato d’abortire per non inquinare,chissà cosa deve aver pensato sua madre nel vedere come è venuta su la sua figliola…che abbia rimpianto d’aver passato tanto tempo a lavare i suoi pannolini? Leggevo che non è pentita d’aver abortito, si è pure fatta sterilizzare(meno male, una cosa intelligente l’ha fatta, così non si corrono rischi…la madre degli sciocchi è sempre incinta, una l’abbiamo evitata), però, nel caso cambiasse idea, può adottare…povera creatura…rivendica il diritto di non aver figli e l’orgoglio di non possedere l’istinto materno, fatti suoi…sono solo parecchio sceme le sue motivazioni…

    p.s. le nostre Chiese sono eco-compatibili, non vengono riscaldate nemmeno per sbaglio…

    • @Luisa: mi hai fatto morire dal ridere oggi, ma un giorno o l’altro vi pregherò di non scrivermi commenti esilaranti durante l’orario d’ufficio: rotolare sotto la scrivania davanti ai colleghi non è dignitoso, o perdinci o perbacco!

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