Selezione di post che hanno attirato la mia attenzione scelti per voi dalla blogsfera

A tutti quelli che sono rimasti ai blocchi di partenza.

A tutti quelli che credevano ad una vita da Mulino Bianco e adesso sono pure intolleranti ai derivati del grano.

A tutti quelli hanno sbagliato, sbagliano e sbaglieranno ancora. E non possono farne a meno.

A tutti quelli che si sentono in colpa perché sono convinti di essere la causa di tutto, incluso il riscaldamento globale planetario e l’estinzione del dodo e della tigre siberiana.

A tutti quelli che, come me, ci credevano, ci credevano davvero, ci volevano disperatamente credere e adesso si ritrovano agnostici.

A tutti quelli che sono rimasti cosi’ scottati che adesso ci vanno cauti anche con l’acqua fredda.

A tutti quelli che hanno paura. Che hanno provato a essere coraggiosi ma sono stati travolti dalla tempesta. E continuano ad avere una paralizzante paura.

A tutti quelli che hanno provato ad essere forti ma si sono spezzati una, due, tre e piu’ volte. E si sono ricostruiti. Sempre.

A tutti quelli che vivono tra le macerie, quelle dei palazzi costruiti sui si’ e demoliti dai bulldozer dei no.

A tutti quelli che hanno preso una carta dal mazzo delle Probabilita’, hanno beccato quella che ti fa andare a Viale dei Giardini senza passare dal Via, ovviamente non possedevano Viale dei Giardini e l’avversario ci aveva costruito sopra pure un albergo.

A tutti quelli che hanno sbattuto contro troppi muri perché guardavano all’insu’ per rincorrere i propri sogni. E si sono fatti male.

A tutti quelli che hanno perso tutti i treni, autobus, aerei e gli si e’ pure fuso il motore dell’auto. E si sono attaccati al tram.

A chi e’ partito vent’anni fa con una valigia e si e’ ritrovato vent’anni dopo con la stessa valigia e solo qualche pila di libri in piu’.

A tutti quelli che vorrebbero espatriare, emigrare, ritornare e sono ancora senza radici.

A tutti quelli che, pur essendo pacifisti, si ritrovano loro malgrado coinvolti in guerre.

A tutti quelli che come cretini piangono ancora davanti ai film che le televisioni ci propinano in questo periodo.

A tutti quelli che riescono ancora a piangere. E a sorridere. A volte.

A tutti quelli che dormono soli. E non perché russano.

A tutti quelli che hanno scritto, scrivono e scriveranno. Perché scrivere ci salva la vita.

A tutti voi. A tutti noi, che non compriamo, non consumiamo, non cuciniamo, non addobbiamo, non sorridiamo a tutti in modo ipocrita.

Tenete duro, le festivita’ finiranno tra pochi giorni. Poi, altri dodici mesi verranno, altalenanti tra speranze e scommesse.

Peccato che non vinciamo mai.

Link all’articolo originale.

Commenti su: "Buon Non_Natale (di Martina Di Renzo)" (10)

  1. Beh, che dire, grazie Kalos, diemme e tutti voi. Ho letto anche gli altri post selezionati per l’inizio di questo blog, tanto di cappello (Superciccia, pure io me lo ricordo quello, e come dimenticarlo…).

    Questo è un post particolare, scritto durante un natale di grande isolamento, probabilmente (spero) il primo e unico Natale che passerò completamente da sola. Rileggerlo mi ha fatto un po’ venire i brividi perché non stavo bene e mi sono ritornate le emozioni in cui ero immersa mentre lo scrivevo. Mi sono ricordata con un senso di soffocamento anche il luogo in cui l’ho scritto, un luogo in cui non tornerò e non vorrò tornare mai più.
    E non sarà possibile in ogni caso, dato che quel polveroso appartamento è stato affittato a qualcun altro.
    Un augurio a tutti, che nessuno debba più passare momenti della propria vita come le feste in isolamento. Un incitamento a chiunque a tendere una mano se si viene a conoscenza di situazioni simili. Un incitamento alla solidaretà umana, perché nella vita, per citare un nostro illustre co-blogghista, spesso la solitudine, o l’isolamento come preferisco differenziare io, ci sceglie, ad esempio uno mette su una famiglia e non si immagina minimamente che 15 anni dopo passerà un Natale completamente da sola. Sono cose che non si programmano.
    Rinnovo i miei non-auguri a tutti. Nella speranza di ritrovarci sempre, tutti insieme, nei momenti di allegria certo, ma anche nei momenti di bisogno.
    Un abbraccio, cari amici.

    • Ma il Natale scorso non l’avevamo passato insieme (sia pure virtualmente), io inciuccandomi da una parte e tu non so cosa dall’altra?

  2. Ve l’ho detto ragazze se non vi schifa un non Natale incasinato, pieno di bambini e di parenti che ridono e si prendono in giro senza il benchè minimo interesse per i tortellini in brodo e per gli arrosti e il cotechino col purèe… beh allora infilatevi a casa mia che tanto nessuno se ne accorge che siete esterne, delle portoghesi infiltrate :-)… c’è troppo casino, ma è pure piuttosto divertente. Nel caso di bisogno c’è sempre un pronto intervento 😉

    • @Ross: detta così è troppo allettante, anche se su a Venezia pensavo di venirci d’estate. Beh, magari ci vengo due volte! 😉

  3. Certo Diemme, ma virtualmente. Non mi ero esattamente “inciuccata”, erano un paio di bicchieri di spumante bevuti, comunque, da sola. E’ stato molto carino e ringrazio te e tutti quelli che sono rimasti online, tenendoci compagnia a vicenda. Ma è stato virtuale. In certi momenti è necessario il rapporto umano, il contatto di pelle, il suono di una risata, il casino che ben ha descritto Ross. E anche se non c’è tanta gente, anche se si è solo in due, o in tre, beh, è perfetto. Anche se poi ci si addormenta davanti a un film stucchevole o semplicemente si finisce a giocare a carte o a lamentarsi per la digestione. O a litigare di politica 😉
    Quel Natale è stato da non ripetersi. Quest’anno anche la mia porta rimarrà aperta, a chi vorrà unirsi 😉
    (e non ci saranno arrosti o cotechini… il mio è un non-Natale, ricordate? 🙂 )

    • E allora ti rispondo così:

      A tutti quelli che sono rimasti ai blocchi di partenza. Pronti per una nuova corsa.

      A tutti quelli che credevano ad una vita da Mulino Bianco e adesso sono pure intolleranti ai derivati del grano, ma hanno scoperto che ci sono altri cibi, persino più buoni.

      A tutti quelli hanno sbagliato, sbagliano e sbaglieranno ancora. E non possono farne a meno, perché vivono la loro vita, e solo chi non fa non falla.

      A tutti quelli che si sentono in colpa perché sono convinti di essere la causa di tutto, incluso il riscaldamento globale planetario e l’estinzione del dodo e della tigre siberiana, ed è il loro modo
      di chiedere coccole e rassicurazione.

      A tutti quelli che, come me, ci credevano, ci credevano davvero, ci volevano disperatamente credere e adesso si ritrovano agnostici, ma che anche quando non credono nella vita scoprono che la vita continua a credere in loro.

      A tutti quelli che sono rimasti cosi’ scottati che adesso ci vanno cauti anche con l’acqua fredda, ma non rinunciano a nuotare.

      A tutti quelli che hanno paura. Che hanno provato a essere coraggiosi ma sono stati travolti dalla tempesta. E continuano ad avere una paralizzante paura.Ma continuano a vivere e a lottare, e a domare la loro paura ogni giorno.

      A tutti quelli che hanno provato ad essere forti ma si sono spezzati una, due, tre e piu’ volte. E si sono ricostruiti. Sempre. E hanno capito che la resilienza è la loro arma vincente.

      A tutti quelli che vivono tra le macerie, quelle dei palazzi costruiti sui si’ e demoliti dai bulldozer dei no, e alla fine balleranno nelle loro casi, perché avranno vinto i sì (e non parlo di referendum).

      A tutti quelli che hanno preso una carta dal mazzo delle Probabilita’, hanno beccato quella che ti fa andare a Viale dei Giardini senza passare dal Via, ovviamente non possedevano Viale dei Giardini e l’avversario ci aveva costruito sopra pure un albergo, e che poi ripongono il gioco in una scatola, insieme ai soldi di carta..

      A tutti quelli che hanno sbattuto contro troppi muri perché guardavano all’insu’ per rincorrere i propri sogni. E si sono fatti male. Però hanno visto il cielo.

      A tutti quelli che hanno perso tutti i treni, autobus, aerei e gli si e’ pure fuso il motore dell’auto. E si sono attaccati al tram, che è pure più ecologico.

      A chi e’ partito vent’anni fa con una valigia e si e’ ritrovato vent’anni dopo con la stessa valigia e solo qualche pila di libri in piu’, cosciente di quale grande risorsa i libri siano.

      A tutti quelli che vorrebbero espatriare, emigrare, ritornare e sono ancora senza radici, più simili a gabbiani che a querce.

      A tutti quelli che, pur essendo pacifisti, si ritrovano loro malgrado coinvolti in guerre, perché la pace va difesa, a volte anche con la guerra.

      A tutti quelli che come cretini piangono ancora davanti ai film che le televisioni ci propinano in questo periodo, che poi scoprono di essere in buona compagnia..

      A tutti quelli che riescono ancora a piangere. E a sorridere. A volte. E anche a chi ci riesce spesso.

      A tutti quelli che dormono soli. E non perché russano. E stanno comodi spaparanzati.

      A tutti quelli che hanno scritto, scrivono e scriveranno. Perché scrivere ci salva la vita. E ci fa conoscere.

      A tutti voi. A tutti noi, che non compriamo, non consumiamo, non cuciniamo, non addobbiamo, non sorridiamo a tutti in modo ipocrita, e il nostro sorriso è sempre luminoso.

      Tenete duro, le festivita’ finiranno tra pochi giorni. Poi, altri dodici mesi verranno, altalenanti tra speranze e scommesse. E persino tra altre festività 😆

      Peccato che non vinciamo mai. Sarà forse perché non gareggiamo?

  4. Bene, accetto la tenzone 😉

    Ti dico che ho abbracciato la dieta con pochi farinacei e sto molto meglio ma…

    So che sbaglio ed è impossibile non farlo ma fa troppo male, per cui preferisco prevenire.

    Non chiedo niente a nessuno perché, come ho scritto più volte, ho smesso di chiedere. Do amicizia a palate però, a chiunque la voglia.

    E se la vita continua a credere in me, tutte queste padellate in faccia cosa rappresentano?

    Preferisco nuotare nel caldo Mediterraneo.

    La paura non la domo, ma la prevengo evitando situazioni che la possano generare. Vedi errori.

    E poi vabbé guardare il cielo ma preferirei farlo senza tutti quei bernoccoli.

    Il tram sarà pure più ecologico ma ci mette una vita.

    Grande risorsa i libri: ma la cellulosa da mangiare è parecchio indigesta.

    Voglio essere una quercia. disperatamente.

    Non credo alla guerra, in nessun modo. Difendere la pace con la guerra è un ossimoro. La guerra porta solo guerra.

    Ormai la TV la guardo pochissimo.

    Però sorrido di più.

    Detesto dormire da sola, l’ho sempre detestato, Ma non ho mai avuto scelta e mi ci sono adattata.

    A volte scrivo troppo, preferirei vivere di più.

    Il mio sorriso è spesso un po’ adombrato ma ci sto lavorando sopra.

    Ben vengano tutte le altre non-festività: ma non da sola.

    Ho finito di gareggiare. Adesso voglio una vacanza.

  5. Splendido post Martina!!

  6. Bellissimo post. Io non ho mai passato un Natale da sola, completamente. Ma ne ho passati molti in cui, pur avendo tanta gente attorno (di cui, tra l’altro, m’importava ben poco), mi sono sentita sola. Sola con i miei pensieri e il mio dolore. Perché qualcosa che fa soffrire c’è sempre, nella vita.

    Ma, poi, mi chiedo: perché a Natale bisogna essere per forza allegri e spensierati? Io più di una volta ho pensato: Che Natale di merda (scusate il vocabolo)!
    Se poi pensiamo che Gesù è nato in una stalla e che i suoi genitori erano stati cacciati da tutte le locande della zona, dopo aver affrontato un lungo viaggio da fuggitivi, allora ci rendiamo conto che nemmeno il loro Natale è stato un granché. Alla fine è solo il significato simbolico che conta, ma non è nemmeno obbligatorio crederci.

    Basta pensare che sia un giorno come gli altri. Magari con tutta quell’allegria – spesso falsa – intorno è difficile ma si può sempre tentare.

    Un abbraccio a Martina, Diemme e tutti gli altri. 🙂

    • Sai che mi pare di non averlo mai passato un Natale di merda? Completamente sola sì, tanti.

      I miei chiaramente non lo festeggiano, e Attila, dopo essersene infischiato della figlia per 364 giorni l’anno, a Natale si prendeva la figlia incurante che io passassi il Natale completamente da sola: meno male che con me stessa ci sto bene, e una giornata libera, dopo le fatiche di un anno, mica guasta!

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